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FII PRIORITY Europe 2026: a Roma il summit per il futuro economico dell’Europa

Dal 17 al 19 giugno la Capitale ospiterà vertici della finanza mondiale, leader politici e CEO per discutere delle nuove rotte del potere economico europeo

FII PRIORITY Europe 2026: a Roma il summit per il futuro economico dell’Europa

Dal 17 al 19 giugno la Capitale ospiterà i vertici della finanza mondiale, leader politici e CEO delle più note aziende per discutere di competitività, autonomia strategica e nuove rotte del potere economico europeo

Roma si prepara a diventare uno dei centri nevralgici del dibattito economico e geopolitico internazionale con FII PRIORITY Europe 2026, il summit organizzato dal FII Institute che si svolgerà dal 17 al 19 giugno presso il Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel. L’evento riunirà nella Capitale un vasto numero di personalità politiche, investitori, amministratori delegati e rappresentanti di istituzioni finanziarie mondiali, trasformando la città in un crocevia strategico in cui capitale, tecnologia e geopolitica andranno ad intersecarsi.

Il FII PRIORITY e un’Europa da “reinventare”: “Europe Reimagined: Capital, Sovereignty & Strategic Autonomy

L’evento che animerà la realtà capitolina per tre giorni consecutivi è accompagnato da un intento ben preciso, ossia quello di ridefinire l’Europa dal punto di vista capitalistico, dell’autonomia strategica e della sovranità, rafforzando la sua competitività in un contesto sempre più frammentato e instabile. Stando al dossier sulla base del quale l’incontro avrà luogo, infatti, il continente si trova oggi in una fase di transizione che riguarda simultaneamente la gestione delle crisi, la progettazione industriale nel lungo periodo, il passaggio dalla dipendenza esterna all’autosufficienza interna, sia dal punto di vista tecnologico che energetico, e la necessità di rilanciare la produttività dopo anni di crescita decisamente moderata.

Tra i temi che verranno affrontati, nello specifico, un particolare spazio verrà riservato all’Intelligenza Artificiale e alle infrastrutture digitali, alla transizione energetica e industriale, alla sicurezza delle catene di approvvigionamento, ai mercati dei capitali e agli investimenti globali, oltre allo sviluppo del deep tech e della manifattura avanzata. L’idea che si cela dietro il dibattito è quella secondo cui la competitività futura dipenda dalla capacità di attrare investimenti su vasta scala per rafforzare le politiche industriali comuni e migliorare la collaborazione fra Stati, fondi sovrani e grandi imprese, garantendo almeno svariati decenni di floridità.

Economia e geopolitica sempre più sovrapposte

Proprio per questo, l’edizione romana del FII PRIORITY Europe si configura come una piattaforma in cui economia e geopolitica si sovrappongono irrimediabilmente. Secondo quel che riportano le agenzie, infatti, a conferma della forte dimensione cosmopolita e paneuropea dell’evento, tra le figure politiche e istituzionali già confermate figurano il Primo Ministro dell’Albania Edi Rama, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e l’ex Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, insieme al Ministro del Turismo dell’Arabia Saudita Ahmed Al-Khateeb.

Accanto ai rappresentanti politici, però, saranno presenti anche figure di primo piano della finanza pubblica globale, come Yasir Al-Rumayyan, governatore del Public Investment Fund saudita e presidente di Saudi Aramco, e Reema Bandar Al Saud, ambasciatrice saudita negli Stati Uniti e membro del board del FII Institute. Sul fronte delle istituzioni finanziarie europee, invece, parteciperanno Ioannis Tsakiris, vicepresidente della European Investment Bank, e Mark Bowman, vicepresidente della European Bank for Reconstruction and Development.

Infine, per quel che riguarda il mondo delle corporate ci saranno numerosi CEO e dirigenti di primo piano, tra cui Andrea Orcel di UniCredit, Sarah Youngwood di Nasdaq, Sir Noel Quinn di Julius Baer, Stefano Buono di newcleo, Stella Li di BYD, Peggy Johnson di Agility Robotics, Ramin Hasani di Liquid AI e Jennifer Holmgren di LanzaTech, tra gli altri.  

È evidente, dunque, che se, da un lato, l’Europa è chiamata a riappropriarsi della propria indipendenza, dall’altro deve inevitabilmente accettare di doversi aprire a fondi sovrani e istituzioni spesso extraeuropee, che cercano nuove opportunità di investimento nel nostro continente, per riottenerla realmente.

Diego Lanuto