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Frigoriferi nel cassonetto. Poi dite che Roma fa schifo

di  Alberto Berlini

Venerdì sera, sotto casa un autocompattatore dell’Ama si blocca in mezzo alla strada. Un tubo dell’aria rotto, il freno a mano bloccato, auto in colonna sulla via a senso unico. “Tornate indietro, me s’è bloccato… E io che avevo faticato tanto tutta la settimana per tener pulita ‘sta zona, due-tre giri al giorno da 70 tonnellate”. Così, in attesa che arrivi il furgoncino dell’assistenza, inzia un viaggio nel mondo della monnezza visto dalla parte di chi inizia a lavorare la sera alle 5 per finire con l’ultimo viaggio verso Malagrotta quando è già mattina.

Zona Ovest della Capitale, in quel dedalo di vie strette in cui passano solo i mezzi più piccoli. “E’ degli anni ’90, sono macchine formidabili, stanno accese 24 ore su 24 e riescono a schiacciare di tutto. Solo una volta mi sono dovuto fermare, quando ci ho trovato dentro un frigorifero. Ma nei cassonetti ci trovi di tutto, dai calcinacci ai materassi, mobili e televisori, potature. Che basterebbe fare mezzo chilometro per portare tutto all’isola ecologica, ma costa troppa fatica”.

In questa zona la differenziata è una chimera, e così chi arriva lascia tutto per strada, facendo spallucce e pensando che tanto qualcuno passerà a pulire. “Ma non è così dappertutto, alla Magliana che uno dice un postaccio invece lì funziona, se trovi un sacchetto per strada stai certo che è perchè nel cassonetto non c’era davvero più spazio. E’ che la zona, le persone, hanno abitudini difficili da mutare”.

C’è una teoria molto ripresa negli Stati Uniti, che fu alla base anche del giro di vite a cui Rudolf Giuliani sottopose una delle città che negli anni ’90 era tra le più violente d’america, New York: è la teoria delle finestre rotte,  che afferma come il disordine e i comportamenti anti-sociali siano tanto più gestibili quando il contesto urbano è mantenuto in una condizione curata e ben ordinata.

Nella settimana che ha visto rispolverare per la città eterna la vecchia definizione di “suburra” ci si può e ci si deve indignare, dire che Roma “così” fa schifo, lamentarsi giustamente per ciò che non funziona, ma i romani dovrebbero fare un po’ di sana autocritica e smettere di indicare il problema con una mano mentre con l’altra gettano un frigorifero in un cassonetto, facendo spallucce.