Dal conflitto digitale alla battaglia per le materie prime, il recente Seminario della Fondazione Marisa Bellisario fotografa le nuove minacce globali.
Le guerre del XXI secolo non si combattono soltanto con carri armati, missili e soldati. Oggi bastano un algoritmo, una campagna di disinformazione o il controllo di una filiera industriale per mettere in difficoltà un intero Paese. È la nuova geopolitica dell’incertezza, al centro del Seminario Internazionale Donna Economia e Potere, promosso dalla Fondazione Marisa Bellisario, svoltosi a Roma.
Un confronto sul futuro della sicurezza internazionale, aperto dall’ambasciatrice Elisabetta Belloni e proseguito con l’intervento della professoressa Fiammetta Salmoni, direttrice generale dell’Agenzia Industrie Difesa (AID).
Belloni: la guerra non si combatte più soltanto sui territori
Il campo di battaglia si è allargato. Alle operazioni militari tradizionali si affiancano conflitti ibridi, digitali e cognitivi, spesso meno riconoscibili ma capaci di condizionare governi, economie e opinione pubblica.
Belloni ha richiamato il crescente peso dell’informazione, dell’intelligenza artificiale generativa e del controllo delle risorse strategiche. Anche l’economia è diventata un’arma: sanzioni, embarghi tecnologici e gestione delle catene di approvvigionamento possono modificare gli equilibri internazionali senza sparare un colpo. Emblematico il caso dei semiconduttori, ormai determinanti per la competitività industriale e la sicurezza. Una trasformazione che obbliga l’Europa a interrogarsi sulle proprie responsabilità e sulla relazione tra Unione europea e Nato.
Salmoni: senza industria pubblica non esiste autonomia strategica
Dall’analisi geopolitica alla risposta industriale. Fiammetta Salmoni ha posto al centro una questione decisiva: uno Stato può davvero scegliere liberamente se non dispone delle capacità produttive necessarie alla propria sicurezza? La guerra convenzionale, ha ricordato, mantiene tutta la sua drammatica realtà. Ma cresce anche il peso dello scontro cognitivo, che attraverso la saturazione dello spazio informativo cerca di influenzare la formazione del giudizio pubblico.
Per Salmoni la risposta passa dal rafforzamento delle competenze nazionali e dal ruolo dell’industria pubblica della difesa, capace di assicurare continuità produttiva, valore economico e sicurezza. Conservare e potenziare queste capacità significa ridurre le dipendenze esterne, senza rinunciare alla cooperazione internazionale.
Il messaggio emerso dal seminario è preciso: l’autonomia strategica non coincide con l’isolamento, ma con la possibilità concreta di decidere. Perché nella geopolitica dell’incertezza la sovranità non si misura soltanto nei confini che uno Stato difende, ma anche nelle tecnologie che controlla e nelle competenze che riesce a preservare.
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