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Ha detto addio alla vita perché gay. La lettera di Ilaria: “C’era un anatroccolo…”

I funerali di Simone, il ventunenne che si è lanciato dall’undicesimo piano dell’ex Pantanella. Il dolore composto della famiglia e il messaggio straziante della sorella: “Hanno detto e scritto che eri solo ma non è vero, sei stato tu a combattere proprio con la tua famiglia per la giustizia e la verità, quando ci hai raccontato della tua omosessualità. Il tuo sogno si stava realizzando. Ogni giorno ti vengo a trovare lì da dove ti sei lanciato nel vuoto… Porterò il suo messaggio in tutto il mondo, lui mi darà la forza”

Una chiesa non eccessivamente gremita, forse in segno di rispetto della richiesta dei genitori per una celebrazione privata e raccolta. Una omelia breve, quella celebrata per le esequie di Simone, il ventunenne omosessuale che si è tolto la vita qualche giorno fa, gettandosi dall’undicesimo piano dell’ex pastificio Pantanella.

I concelebranti, Don Stefano, Don Giulio, Don silvano e padre Gianni hanno voluto ricordare quanto fosse piena, serena e gioiosa la vita del ragazzo, quanto fosse vicino anche agli ambienti della gioventù parrocchiale con cui si era dedicato da sempre a numerose attività, con la passione e la solarità con cui affrontava anche il sui percorso di studi. “Voleva diventare un infermiere, per aiutare gli altri ed era sempre pronto a dire ‘grazie’”, così il Parroco durante le esequie. E un invito rivolto a tutta la comunità a stringersi attorno alla famiglia, provata da una tragedia incommensurabile. A colpire è però proprio la compostezza di mamma Nina, papà Fabio e della loro figlia Ilaria. Non un urlo, non un grido di dolore o di rabbia o di incomprensione. Ilaria, lo sguardo perso nel vuoto durante l’intera celebrazione, volto basso e fisso sulla bara bianca al suo fianco, quasi a interrogare sommessamente Simone, proprio lei che era l’unica a sapere della sua omosessualità e del suo disagio, e chiedergli il perché di quel gesto drammatico e folle, che l’ha strappato per sempre all’amore dei suoi cari. Poco più in là, accanto a lei, la madre Nina, con gli occhi gonfi e rossi, accasciata tutto il tempo con la testa sulle spalle del marito, Fabio, e il silenzio interrotto appena dai singhiozzi, alle parole del parroco quando ha ricordato che Simone non c’è più e lei dev’esser forte.
La lettura di preghiere scritte da amici, conoscenti e cari di Simone e poi qualche minuto di silenzio, per raccogliersi attorno alla famiglia. Il momento più straziante, dopo la benedizione e l’aspersione del feretro, è quello della lettura dei pensieri e delle lettere, sopratutto quelle della sorella e della zia di Simone, ultimo gesto di addio. Abbracci e saluti, il cordoglio di una intera comunità alla famiglia, sia chi Simone lo conosceva sia chi qui ci è venuto solo per ricordare un giovane ragazzo come tanti strappato troppo presto alla vita, spezzano il silenzio di una celebrazione sommessa e sofferta. Poi, il lungo applauso dei presenti alla celebrazione, si ricongiunge ai tanti che affollano il sagrato e la via antistante la chiesa di s.Giustino, mentre salutano la bara bianca che viene portata via.
“La vita piena e serena di Simone, i suoi impegni, i suoi sogni, il suo essere grato a tutti coi ‘grazie’ ripetuti più volte a tutte le persone, il suo obiettivo di diventare un bravo infermiere per aiutare gli altri: sono questi aspetti la fatica di celebrare questa messa in ricordo di un giovane venuto a mancare troppo presto. Carissimi famigliari, il vostro dolore è incommensurabile ma lasciatevi abbracciare da tutti noi”. Sono le parole con cui si è aperta l’omelia, nella messa concelebrata da Don Lorenzo, Don Giulio, Don silvano e padre Gianni, che il giovane Simone lo conoscevano tutti molto bene. Parole rivolte alla famiglia del ragazzo, mamma Nina, papà Fabio e la sorella Ilaria. “Pur con l’amore della sua famiglia – ha proseguito il parroco – Simone non è riuscito a superare le fatiche e le difficoltà della vita quotidiana, nonostante i suoi valori forti e i suoi principi. Pensiamo a quanto potesse stare male, a quanto forte fosse il suo disagio che nessuno è riuscito ad ascoltare e comprendere”.
Il saluto della sorella di Simone, Ilaria, è affidato ad una lettera che lascia leggere al padre, perché la sua voce è rotta dalle lacrime e dalla disperazione. “C’era una volta un anatroccolo, dal corpo fragile, diverso dagli altri, perseguitato da tutti. L’anatroccolo vaga senza meta, debole e inferiore, è brutto ma buono e diventerà un cigno bellissimo. Un viaggio triste ma positivo, l’anatroccolo conserva la sua identità. Te la ricordi Simone, era la tua favola preferita. Sentirsi diversi non è bello per nessuno ma per fortuna ci sono persone accoglienti che danno conforto a chi è in difficoltà. Mi dicevi vado per la mia strada e sono fiero di me. Anche nei momenti in cui hai lottato in silenzio e con coraggio per affrontare la paura del mondo, sempre col sorriso e l’umiltà. Prima di aprire le porte contavi fino a 10 prima di uscire e andare a combattere contro le ingiustizie e incoerenze della gente. La tua famiglia non ti ha mai lasciato solo e ti ha appoggiato in tutte le scelte. Hanno detto e scritto che eri solo ma non è vero, sei stato tu a combattere proprio con la tua famiglia per la giustizia e la verità, quando ci hai raccontato della tua omosessualità. Il tuo sogno si stava realizzando. Ogni giorno ti vengo a trovare lì da dove ti sei lanciato nel vuoto. Ma si riempie il cuore a vedere che sei nell’animo di tutti, adulti e bambini. Chi pensa che eri un ragazzo fragile sbaglia: sei portavoce di un nucleo collettivo. Il messaggio è arrivato, Simone, ti posso assicurare, ci sei riuscito alla grande. Con questo gesto hai fatto capire che chi è in difficoltà ed è un bersaglio della società deve chiedere aiuto e trovarlo. Grazie per essere stato un bravo fratello e un grande figlio. Con i miei occhi lucidi prego per te. Ti vogliamo tanto bene”. Un lungo applauso attraversa la chiesa di S.Giustino. Papà Fabio aggiunge, con straordinaria compostezza e dignità, nel dolore: “Lui sarà sempre la mia sentinella, e io sentinella per lui. Porterò il suo messaggio in tutto il mondo, lui mi darà la forza”.
“Dopo la tragedia che ha colpito Roberto, ragazzo di 14 anni che si è gettato questa estate dal balcone di casa e che ci ha ferito nel profondo, la vicenda di Simone non ci lascia indifferenti. Alla sua famiglia, ai suoi amici, vanno nel giorno del funerale, a cui ho partecipato, le nostre condoglianze più sentite. Fa male sapere attraverso le parole lasciate da Simone le motivazioni che hanno portato all’estremo gesto. E’ una situazione inaccettabile bisogna adoperarsi tutti per una società migliore, comprensiva e non emarginante. In ricordo di Simone la Comunità Ebraica di Roma farà piantare tre alberi dal Keren Kayemeth LeIsrael e consegnerà un attestato alla famiglia”. Lo ha dichiarato in una nota il Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici.