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I colori della brutalità. Il surreale si mostra

La prima personale di Fabio Capoccia sarà visibile dall’11 al 21 luglio presso lo spazio espositivo Iper Uranium. Opere che sono una ricerca tra psicologie e percezione emotiva per creare un linguaggio universale

“Lost brutality in color” è la prima personale di Fabio Capoccia, giovane pittore toscano, visibile, dall’11 al 21 luglio 2013, presso lo spazio espositivo Iper Uranium. L’iniziativa vede l’allestimento di quattordici opere di vario formato, realizzate su tela o più spesso su multistrato e caratterizzate da un linguaggio surreale e in parte onirico. Quella sperimentata dal Capoccia è anche e soprattutto una ricerca semiologica in quel prospetto atavico della psicologia e della percezione emotiva umana. Il pittore cerca pertanto di creare un ‘potenziale linguaggio universale che possa interpretare i diversi stati della natura umana.

L’artista sceglie come propri maestri Gauguin e L’Espressionismo tedesco. La contestualizzazione onirica formale di Franz Marc si mescola nella pittura di Capoccia con il colorismo essenziale e profondamente intriso di ironia nordica di Emil Nolde e con l’ossimoro cromatico e linguistico del tratteggio di Schiele. In alcune opere dell’artista toscano la pittura bidimensionale e poliedrica di Matisse convive altresì con la ‘poesia esistenzialista’ di Munch e con quell’antirealismo veggente che caratterizza il simbolismo francese.
Filologo e insegnante per professione e necessariamente creatore di ‘impulsi cromatici’ Capoccia, dopo avere conseguito la laurea in Filologia moderna a Siena, vive e lavora tra Roma e la sua terra natale in Toscana, luogo di elaborazione e di riflessione.