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I derivati tolgono il sonno. Soprattutto al 5 Stelle

Il Movimento Cinque Stelle, che forse fa fatica a confrontarsi con temi complessi di governo, a livello nazionale così come a livello di una grande area metropolitana come Roma, continua a inseguire il fantasma dei derivati del Comune di Roma. E’ bene allora, una volta ancora, restituire all’opinione pubblica un’informazione corretta.
Quando un Comune finanzia i propri investimenti emettendo titoli a tasso fisso (come i BTP dello Stato) è obbligatorio per legge (ripeto e sottolineo: obbligatorio per legge) dotarsi di una copertura assicurativa sulle oscillazioni dei tassi tramite contratti derivati di swap. Lo sanno anche le famiglie, quando devono decidere se contrarre un mutuo a tasso fisso o a tasso variabile. Quei contratti, quindi, furono stipulati a partire dal 2003 per obbligo di legge, furono scritti seguendo riga per riga le procedure e modalità che il Ministero dell’economia adotta per gli swap sul debito pubblico statale (che ammontano a più di 300 miliardi), fino all’aprile del 2008 furono monitorati con il massimo di professionalità, con gli stessi metodi adottati dal Tesoro della Repubblica.
Su quei contratti il Comune ha guadagnato e non è emerso su quei contratti nessun elemento avente rilevanza in sede penale. Nel corso del 2008, con la separazione fra gestione ordinaria e gestione straordinaria del bilancio del Comune, quei contratti, insieme con i titoli a cui erano collegati, passarono alla gestione straordinaria, la quale ne ha chiusi alcuni nel novembre del 2011, forse non nelle migliori condizioni, contrattuali e di mercato. Non è quindi alle gestioni amministrative del Comune, né quella passata né a quella presente, che va chiesta rendicontazione, ma semmai al Commissario straordinario, così come si è più volte fatto negli anni passati con atti parlamentari.


Marco Causi, ex assessore al Bilancio