Se vi trovate a passeggiare in via Flaminia e notate qualcosa di strano, non vi preoccupate: non state vedendo doppio. Sabato al Museo dei Bambini di “Explora” si riuniscono 150 coppie di bambini gemelli. Una festa che si svolge in occasione di un Convegno organizzato dall’Università La Sapienza.
Un’occasione di incontro per tutte le famiglie che si trovano ad avere a che fare con una realtà sempre più frequente. Negli ultimi 30 anni il numero dei gemelli è raddoppiato, a causa del sempre più frequente ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita insieme all’aumento dell’età materna al parto. Sabato al Museo dei Bambini di “Explora” si terrà la sessione conclusiva del convegno, organizzato nell’ambito del Master di Neonatologia della Sapienza. Un incontro dove si affronterà il tema dell’essere genitori di gemelli.
Un appuntamento che intende focalizzare l’attenzione in particolare sul ruolo che la genetica, le abitudini di vita e l’esposizione a fattori ambientali giocano nel determinare lo stato di salute nei primi anni di vita dei gemelli. Un ambito di ricerca molto importante sotto il profilo medico e sociale. Infatti più della metà di loro nasce prematuramente (cioè prima di 37 settimane di gestazione) e nel 10-15% dei casi, con un peso alla nascita molto basso (<1500 grammi). Questi neonati spesso necessitano di cure particolarmente impegnative e costose nelle unità di terapia intensiva neonatale e, data la non rara insorgenza di complicanze, sono rispetto ai nati singoli, a maggior rischio di morte e di alterazioni dello sviluppo neuromotorio e comportamentale.
L’incontro sarà anche l’occasione per confrontarsi sulle problematiche legate alla nascita come l’organizzazione dell’assistenza perinatale, l’elevata percentuale di tagli cesarei e il maggiore rischio per la salute dei bambini nati da madri con un svantaggio sociale. “Un miglioramento dell’assistenza dei nati prematuri, e quindi anche dei gemelli – afferma il professore Mario De Curtis, ordinario di Pediatria alla Sapienza – potrebbe sicuramente aversi con una più efficiente organizzazione regionale delle cure perinatali; con una riduzione del numero delle piccole maternità che spesso non sono in grado di affrontare situazioni di emergenza e di offrire un’assistenza specialistica, con il potenziamento del numero dei posti di Terapia Intensiva neonatale, con il relativo personale, nelle grandi maternità dove vengono assistite donne con gravidanze a rischio”.

