Ogni anno nel mondo della moda accade la stessa cosa. Un colore viene proclamato protagonista assoluto della stagione e, nel giro di poche settimane, invade passerelle, vetrine e guardaroba. È successo con il Viva Magenta, prima ancora con l’arancione, rilanciato persino dallo slogan internazionale “Orange is the New Black”. Quasi come se esistesse una cabina di regia segreta capace di decidere quale tonalità dovremo amare nei dodici mesi successivi.
Naturalmente non esiste una “consulta segreta”. Dietro il fenomeno lavorano analisti delle tendenze, istituti specializzati, aziende tessili, designer e grandi marchi che osservano i cambiamenti culturali, sociali ed economici per anticipare ciò che potrebbe conquistare il mercato. Ma il risultato, spesso, è lo stesso: milioni di persone finiscono per inseguire un’estetica già decisa da altri.
La moda, quando diventa soltanto imitazione, rischia infatti di trasformarsi in uno strumento di omologazione. Seguendo esclusivamente ciò che viene indicato come tendenza, si finisce per mettere in secondo piano il gusto personale, la creatività e perfino il piacere di sperimentare.
Eppure vestirsi dovrebbe rappresentare l’esatto contrario. Ogni outfit racconta qualcosa di noi, del nostro carattere, del nostro stato d’animo e della nostra storia. Per questo la libertà di scegliere resta il valore più prezioso dell’abbigliamento contemporaneo.

Il ritorno del mix and match
È proprio in questa riflessione che trova spazio il concetto di mix and match: l’arte di accostare colori, fantasie, tessuti e stili apparentemente lontani tra loro per costruire un’identità autentica.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questa filosofia non è affatto recente. Le sue radici affondano negli anni Ottanta, un decennio dominato dal desiderio di ribellione, individualismo e sperimentazione.
A distanza di quarant’anni, il mix and match continua a rappresentare una dichiarazione di libertà. Non è soltanto un modo di abbinare i vestiti, ma un linguaggio attraverso il quale esprimere personalità, carattere e fantasia.
Roma riscopre il piacere di vestirsi senza regole
Passeggiando per Roma si percepisce un cambiamento. Non soltanto nelle vie del lusso, ma soprattutto nei quartieri dove la città conserva la propria anima più autentica. Trastevere ne è probabilmente il simbolo.
Tra una bottega artigiana, una libreria indipendente e un piccolo negozio vintage stanno nascendo boutique che sembrano avere un’unica filosofia: nessun outfit deve assomigliare a un altro.
È il trionfo del mix and match, una cultura dell’abbinamento.
La sartoria Rai di via Teulada laboratorio silenzioso dello stile
C’è però un luogo dove questa filosofia sembra essersi trasformata in un vero laboratorio creativo.
È la storica sartoria Rai di via Teulada, uno di quei reparti che il pubblico raramente vede ma che contribuiscono ogni giorno a costruire l’immagine della televisione italiana.
Qui il lavoro non consiste semplicemente nello scegliere un vestito.
Ogni look nasce da un dialogo continuo tra costumisti, sarte, stylist e conduttori. Si osserva la personalità di chi andrà in onda, il linguaggio del programma, le luci dello studio, i colori della scenografia e persino il messaggio che quell’abbigliamento dovrà trasmettere al pubblico.
È qui che il mix and match smette di essere una moda e diventa un metodo. Colori apparentemente inconciliabili trovano un equilibrio inatteso.

Il caso Manuela Moreno
Tra i volti televisivi che meglio interpretano questa filosofia c’è senza dubbio Manuela Moreno, giornalista e conduttrice dellaVita in Diretta.
Oltre agli ottimi risultati d’ascolto, con una media vicina al 19% di share, la conduttrice è diventato un caso sui social. Ogni pomeriggio si ripete la stessa curiosità: quale sarà il look del giorno? Quale gonna indosserà? Quale camicia avrà scelto? E, immancabilmente, di quale brand si tratta?
Domande che si moltiplicano sotto i post pubblicati sul suo profilo Instagram, a conferma che il pubblico non segue soltanto la giornalista, ma riconosce ormai una cifra stilistica ben definita. Moreno è particolarmente apprezzata dalle donne: la sua conduzione brillante, ironica e autorevole crea un rapporto di grande vicinanza, tanto che molte telespettatrici la considerano un punto di riferimento.
Gonne che valorizzano la silhouette con eleganza, camicie dalle linee essenziali, stampe floreali, motivi jungle, righe, colori vivaci e dettagli sartoriali: ogni outfit racconta una personalità prima ancora di seguire una tendenza.
Dietro ogni scelta c’è il lavoro della storica sartoria Rai di Roma, dove gli abiti vengono selezionati e valorizzati insieme alla conduttrice.

L’intervista
Abbiamo incontrato Manuela Moreno poco prima della diretta. Divertita dall’attenzione che i suoi look stanno suscitando, ci racconta il suo personale rapporto con la moda.
Ogni pomeriggio il pubblico La segue con grande affetto a La Vita in Diretta e i suoi outfit sono ormai tra gli argomenti più commentati sui social. Quanto si diverte a giocare con la moda?
Moltissimo! Credo che la moda sia parte del modo in cui scegliamo di raccontarci: riflette la nostra personalità e, spesso, anche il momento che stiamo vivendo. Devo ammettere che il pubblico è diventato, in qualche modo, un comprimario di questo gioco, partecipando con entusiasmo, apprezzamenti e, naturalmente, anche qualche critica. Ed è proprio questo confronto a renderlo ancora più stimolante.
C’è un metodo dietro i Suoi celebri Mix & Match?
L’improvvisazione! Mi affido molto all’istinto e al sentimento. Colori, fantasie, righe: tutto può convivere. Anche ciò che, all’apparenza, sembra distante o stravagante deve trovare una propria armonia. A volte non la si coglie al primo sguardo, ma c’è sempre un filo conduttore.

Riceve ogni giorno moltissimi commenti sui Suoi look. Che messaggio vorrebbe lasciare a chi La considera un punto di riferimento per lo stile?
Ricevo tanti apprezzamenti, ma anche qualche critica, e fa parte del gioco. Lo stile è qualcosa di profondamente personale. La moda serve a divertirsi, a sperimentare e a offrire spunti creativi. La vera ispirazione arriva dalla strada, osservando le persone e cogliendo quei dettagli che colpiscono l’occhio. Poi si mescola tutto, lo si adatta alla propria personalità e la magia prende forma. Del resto, anche quando indossavo cravatta e bretelle se ne parlava, nel bene e nel male. L’importante è non adagiarsi mai troppo… (ride).
Condurre un programma quotidiano in diretta significa raccontare l’attualità con equilibrio ed empatia. Qual è la sfida più grande che affronta ogni giorno?
La sfida si rinnova a ogni diretta: raccontare le storie della cronaca rispettandone tutte le sfumature, le differenze e le emozioni. In fondo è un po’ come creare un abbinamento di moda: la vita è fatta di tanti colori, contrasti e fantasie. Farli convivere con equilibrio è ciò che cerco di fare ogni giorno in oltre due ore e mezza di diretta.
In che modo la Sua esperienza giornalistica influenza il Suo stile di conduzione e il rapporto con gli ospiti e con il pubblico?
Io mi sento, prima di tutto, una giornalista. L’approccio resta lo stesso, sia quando intervisto un ospite sia quando racconto una storia. Il punto di partenza è sempre uno: la curiosità.
Qual è il momento di questa edizione che, fino a oggi, L’ha emozionata di più?
Più che di emozione parlerei di sgomento. Le storie di cronaca che affrontiamo sono spesso terribili, tragedie difficili da spiegare, davanti alle quali è complicato trovare un senso e, talvolta, persino l’umanità.
Che cosa vorrebbe che il pubblico percepisse di Manuela Moreno attraverso questa esperienza a La Vita in Diretta?
Mi piace l’idea di incontrare un pubblico nuovo e di confrontarmi con temi diversi. È una delle magie di questo mestiere: cambiare, mettersi continuamente alla prova e non avere mai il tempo di annoiarsi.

