Pietrangelo Buttafuoco potrebbe salutare Radio1 dopo appena una stagione. Ufficialmente si parla di una riorganizzazione dei palinsesti, ma la possibile cancellazione del suo programma Lupus in Fabula arriva nel pieno delle polemiche sulla Biennale di Venezia, la riapertura del padiglione russo e i rapporti sempre più freddi con una parte della maggioranza.
Ci sono programmi che chiudono per mancanza di ascolti, altri perché il pubblico cambia gusti. E poi ci sono quelli che rischiano di sparire proprio quando, fuori dagli studi, il loro protagonista finisce al centro di un caso politico. È la sorte che potrebbe toccare a Lupus in Fabula, la rubrica radiofonica di Pietrangelo Buttafuoco in onda ogni mattina su Radio1. La presentazione ufficiale dei nuovi palinsesti Rai deve ancora arrivare, ma nelle prime bozze circolate in queste ore il programma non compare. Da Viale Mazzini nessuna conferma e nessuna smentita. Ufficialmente si tratterebbe soltanto di una revisione dell’offerta editoriale. Una spiegazione che, come spesso accade in Rai, dice tutto senza dire nulla.
Da Radio1 alla Biennale: quando il retroscena supera la programmazione
Partita appena un anno fa, la trasmissione aveva trovato una sua identità ben precisa. Pochi minuti ogni mattina per leggere l’attualità attraverso la letteratura, con il linguaggio colto e spesso provocatorio di Buttafuoco. Un appuntamento raffinato, lontano dai ritmi urlati dell’informazione contemporanea, che sembrava essersi ritagliato uno spazio stabile nel servizio pubblico. Eppure, proprio mentre si discute della nuova stagione radiofonica, il suo nome scompare dalle bozze dei palinsesti. Una coincidenza temporale che inevitabilmente alimenta interrogativi. Perché il calendario, in politica come in televisione, raramente è un dettaglio.
Il padiglione russo e il gelo nel centrodestra
Le ricostruzioni riportano tutte alla Biennale di Venezia, presieduta da Buttafuoco. La scelta di consentire la riapertura del padiglione russo ha provocato un’ondata di polemiche internazionali, fino alla revoca di un finanziamento europeo destinato alla manifestazione. Ma il vero terremoto sarebbe maturato all’interno della stessa maggioranza che aveva sostenuto la nomina dello scrittore siciliano.
Tra coloro che avrebbero accolto con maggiore irritazione quella decisione viene indicato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, un tempo considerato tra gli interlocutori più vicini al presidente della Biennale. Naturalmente nessuno collega ufficialmente la possibile cancellazione di Lupus in Fabula alle tensioni nate intorno alla Biennale. E probabilmente nessuno lo farà mai. Ma la politica vive anche di simboli e di messaggi non scritti. Così l’eventuale uscita di scena del programma rischia di essere interpretata come qualcosa di più di una semplice scelta editoriale.
Del resto, la storia italiana è piena di lupi che hanno cambiato branco. Più raro è vedere un lupo che, dopo aver cambiato sentiero, si ritrovi improvvisamente senza foresta. O, per restare in tema Rai… senza microfono.

