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Il maggio romano che gela i partiti

C’è il gelo del termometro che crolla e quello delle piazze. Chissà sei i candidati a sindaco di Roma hanno dato la colpa al maggio pazzo per il superflop che ha trasformato i comizi di Marino e Berlusconi nella speranza di un tè caldo in un deserto e salvato dalla figuraccia i movimenti Cinque Stelle e Marchini. Diversamente dovrebbero riflettere sul perché i romani hanno deciso di starsene a casa.

Il messaggio che arriva dalla città ai professionisti della politica è sin troppo chiaro. Basta illusioni e promesse. La città di più disincantata d’Italia, quella che ha visto barbari, Papi e imperatori e che si apre solo al passaggio dell’auto del primo cittadino del Vaticano per rispetto e per abitudine, “se ne frega” dei comizi.

Se poi ci sono Epifani e Berlusconi non importa. Al “vecchio” che ci riprova con il centrodestra fiaccato da sé stesso e al nuovo che cerca di riprendersi ciò che gli è stato tolto – come se la città fosse una preda e non un corpo pulsante – i cittadini rispondono col silenzio e l’eco di un microfono che parla alla tramontana.
Gli esperti dei palchi potranno anche dire che è colpa della metropolitana ferma in aggiunta alle folate del nord, ma a Roma sono anni che “il ferro”, un giorno sì e l’altro pure, mostra ruggine e incuria e lascia tutti a piedi. Oppure, ed è veramente l’ultima spiaggia, che le piazze semideserte sono il frutto del “combinato disposto sciopero più coda velenosa d’inverno”.

Finiti gli alibi non resta che l’amara verità. Le promesse elettorali, le campagne gestite a suon di inaugurazioni di piccole opere che i cittadini ormai ritengono un diritto e non una concessione del potere; quei tabelloni tappezzati di manifesti sgradevoli e vuoti di idee, non funzionano più. A cambiare Roma ci ha pensato la crisi che ha modificato pensieri e stile di vita di tutti tranne che dei politici di professione. Se questa è l’aria che tira, dalle urne ne vedremo delle belle. A proposito: votare è un dovere ma in caso di diserzione di massa, il non voto va decodificato e in un solo modo: bocciati. Chi può vada a votare, è così che si cambia. Roma merita un sacrificio.


Fabio Carosi