Nè sacro, né civile, i matrimoni sono un appuntamento mondano. Nero su bianco lo stabilisce la delibera numero 34 votata dall’Assemblea Capitolina e approvata con il voto bipartisan di 25 consiglieri. Non è uno scherzo ma lo si legge nel testo sotto il titolo “Sposarsi a Roma”, l’atto che stabilisce le nuove norme per celebrare il “sì” nella città eterna.
Lo sottolinea ad Affaritaliani.it Gianlugi De Palo, consigliere comunale ed ex assessore alla famiglia, educazione e giovani. “Ad una prima lettura il testo pare essere una innovazione positiva, che permette al Comune di fare cassa. Il senso è semplice, quello di sfruttare gli splendidi luoghi della città per le celebrazioni di rito civili, quindi non solo le stanze del Campidoglio o le chiese sconsacrate”.
Mi perdoni, tra le righe, ci si potrebbe sposare anche al Colosseo?
“Con l’assenso della Sovrintendenza, e per chi fosse in possesso di un buon gruzzoletto… Ma per adesso abbiamo solo dato il via libera all’accreditamento di location che attualmente non sono comprese tra i luoghi in cui sia consentito di celebrare il rito civile”.
Ma torniamo al tema…
“Il fatto è che si assiste ad una banalizzazione di un istituto, quello del matrimonio che, seppure quando non viene visto come un sacramento, è tuttavia un momento di grande valore civile”
Invece…
“Invece nella delibera si fa riferimento, e cito, ad un parere del Consiglio di Stato che in data 22 gennaio 2014 sottolinea come nella sensibilità comune sia fuori di dubbio che la celebrazione del matrimonio sia oramai avvertita come una vicenda non strettamente intima o sacrale ma anche mondana”.
Da qui la possibilità a sottrarsi al rigido cerimoniale previsto dalla tradizione…
“Ma poi non lamentiamoci se i matrimoni si traducono per il 50% in separazioni”.

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Nè sacro, nè civile, solo un’appuntamento salottiero e festaiolo. L’assemblea capitolina ha votato a larga maggioranza una delibera che stabilisce le nuove norme per dirsi di sì nella città eterna. Con più di una sorpresa che riguarda anche il Colosseo…
