Nel Municipio I le zebre sono una specie in via d’estinzione: il bianco scompare dopo pochi passaggi d’auto. Maggioranza e opposizione unite per chiedere vernici più resistenti e rifrangenti. Perché attraversare sulle strisce ormai è un atto di fede.
A Roma spariscono le strisce. Non quelle delle magliette, né quelle dei pantaloni. Svaniscono le strisce pedonali, inghiottite dall’asfalto con la stessa rapidità con cui evaporano le promesse elettorali. Oggi ci sono, domani diventano grigie, dopodomani bisogna affidarsi all’immaginazione. Un fenomeno che nel Municipio I ha finalmente prodotto un miracolo: maggioranza e opposizione sono d’accordo.
Le zebre romane rischiano l’estinzione
Da Prati al Centro storico, attraversare la strada sta diventando una prova di intuito. In viale Giulio Cesare, viale delle Milizie e via Giordano Bruno, il bianco degli attraversamenti si è trasformato in un pallido ricordo. Colpa delle automobili, della pioggia e di una manutenzione che evidentemente non riesce a tenere il passo.
A denunciare il fenomeno è stata Daniela Gallo, consigliera di Fratelli d’Italia, prima firmataria di un provvedimento approvato all’unanimità. La questione, naturalmente, è seria: una segnaletica invisibile aumenta i rischi per chi attraversa, soprattutto anziani, bambini e persone con difficoltà motorie.
La soluzione? Una vernice che non fugga dall’asfalto
La richiesta al Campidoglio è semplice: censire gli attraversamenti malridotti, ridipingerli e soprattutto utilizzare prodotti capaci di resistere al traffico. Vernici ad alta durata, arricchite con microsfere rifrangenti per rendere le strisce riconoscibili anche al buio e sotto la pioggia. Servirà inoltre un programma regolare di manutenzione, perché non basta disegnare una zebra sull’asfalto e sperare che sopravviva fino alla prossima amministrazione.
Resta un interrogativo: possibile che nella Capitale d’Italia sia così difficile trovare una vernice che non si arrenda al primo pneumatico? Intanto ai pedoni romani non resta che aguzzare la vista. Perché le strisce ci sarebbero pure. Solo che, come certi fantasmi, per vederle bisogna crederci.
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