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Il privato licenzia, Atac assume. Trasporti nel caos. E tutti zitti

ESCLUSIVO. Il 24 arriveranno 338 lettere di licenziamento ai dipendenti di Roma Tpl. Loro saranno disoccupati mentre l’azienda pubblica ha chiuso la graduatoria dalla quale attingere per 350 assunzioni. Ignorati, i lavoratori scioperano

di Fabio Carosi

Sindacati attenti e sindacati distratti. Lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Accade solo a Roma, anzi: nel meraviglioso mondo del trasporto pubblico romano. Oggi, venerdì 11 luglio gli autisti della società privata Roma Tpl incrociano le braccia per sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma del loro futuro: 4 ore volute da Cgil, Cisl, Uil e Faisa Cisal per dire no alla procedura di mobilità messa in atto dalla società. In gioco ci sono 338 esuberi, dovuti alla riduzione delle linee e del contratto di servizio che il Comune di Roma ha già operato in maniera unilaterale, dopo aver aggiudicato il 20 per cento del trasporto cittadino al privato. E senza servizio, gli autisti servono a poco. Quindi su una serie di linee periferiche, già ridotte da una città ormai senza un euro nelle casse comunali, sarà la paralisi.
E tutto accade mentre all’Atac sono ormai concluse le operazioni per la costruzione di un elenco di 350 candidati per il posto da autista a tempo determinato per ovviare alla carenza di personale operativo, dopo la grande abbuffata di colletti bianchi con la parentopoli alemanniana.
Dunque, il gestore privato al quale il Comune ha ridotto anzitempo il contratto della durata di 8 anni, sarà costretto a mandare a casa 338 donne e uomini già dal prossimo 24 luglio, mente il pubblico si prepara ad assumere. Solo che – ed è qui la stranezza romana – nessun sindacato, tantomeno il Comune di Roma, ha pensato di garantire un minimo di lavoro agli esuberi, chiedendo ad Atac di riassorbire chi si appresta a perdere il lavoro, in base ai piani di assunzione.
Sui dipendenti del privato è insomma calato il silenzio, come s­e 338 persone in mobilità non fossero un problema sociale, un vero dramma che si abbatte su altrettante famiglie che perderanno oltre al lavoro, stipendio e prospettive. Invece di riassorbire chi ha perso il lavoro, viene da pensare che a qualcuno convenga più scaricare i costi sociali del regime di mobilità e dare l’illusione a 350 persone di poter presto trovare un lavoro. Stranezze romane, sul quale politica e sindacati fanno finta di non sapere e non vedere.