Il vestiaire estivo per una passeggiata nella storia di Roma attinge dagli antichi ritratti di fine Ottocento, quando le nobildonne romane lanciarono la moda dei gioielli in micromosaico, realizzati nei laboratori della Capitale, conquistando l’attenzione di tutte le corti d’Europa. Uno stile d’antan che diventa tendenza per la calda estate 2026.
La Città Eterna in miniatura protagonista del gioiello romano
Nihil vovi sub sole. Anelli, orecchini, spille, bracciali e pendentif in micromosaico diventano la nuova tendenza estiva da abbinare a leggerissimi abiti in lino o mussolina. Queste minuziose creazioni in oro o argento – realizzate con piccolissime tessere in pasta vitrea, accostate in maniera fitta per comporre immagini diverse – provengono dai laboratori storici ancora attivi nei vicoli del centro storico. L’ispirazione dei maestri mosaicisti e orafi romani di oggi rimane strettamente connessa ai mosaicisti vaticani di fine Settecento che perfezionarono la tecnica in voga nella Roma imperiale applicata alla decorazione delle ville patrizie.
L’irresistibile ricordo del Grand Tour
Quegli oggetti tra arte ed ornamento – negli anni in cui il nostro Paese divenne meta di viaggi di rampolli appartenenti a famiglie nobili europee – divennero il must da acquistare nelle varie tappe del Grand Tour. Impossibile resistere alla collezione di souvenir d’Italie, preziosi cammei in mosaico minuto raffiguranti le tipiche vedute romane dell’epoca, dal Tempio di Vesta al Colosseo, dalle colonne del Foro al Pantheon. I soggetti divennero, nel tempo, sempre più vari: composizioni floreali, colombe nell’atto di abbeverarsi nelle fontane in stile rinascimentale, insetti, animali selvatici e feroci, fino a ritratti e figure ispirate agli antichi busti romani ed alle grottesche pompeiane scoperte in quegli anni.
L’artigianato artistico da indossare
I gioielli in microcosmico sono vere e proprie opere d’arte da indossare. Realizzati in metalli preziosi o semi-preziosi e tessere in pasta vitrea, continuano a suggestionare una clientela non solo italiana. Da un minimo di 400 euro a fino a cifre che vanno dai 20.000 euro, e ben oltre. “I gioielli realizzati dai maestri mosaicisti e orafi nei laboratori della Capitale trovano, oggi, i maggiori acquirenti nel mercato cinese. La Cina, infatti, considera moltissimo la nostra creatività. La clientela russa e quella mediorientale resistono, nonostante la complessa situazione geopolitica, così come quella americana”, rivela Monica Cecchini, architetto romano, figura di spicco nel panorama del design e della valorizzazione della cultura del gioiello. Cecchini è ideatrice del Roma Jewelry Week, la settimana dedicata alla promozione e valorizzazione del gioiello contemporaneo, d’autore, d’artista e delle realtà storiche della città.

Luigina Rech, l’artista/artigiana del microcosmico romano – Intervista
Tra i laboratori più attivi nella Capitale, quello del maestro mosaicista Luigina Rech rappresenta un’eccellenza del settore da oltre cinquant’anni. Attraverso il suo laboratorio ha contribuito a tramandare un sapere che rischiava di scomparire, affermandosi oggi come uno dei principali riferimenti internazionali per quest’arte antica. L’abbiamo incontrata nel suo atelier in Via dell’Angeletto, nel cuore dell’antico Rione Monti a Roma, dove sta preparando la collezione da presentare alla prossima edizione di Roma Jewelry Week che si terrà dall’8 all’11 ottobre.

Cosa rende il micromosaico un’arte senza tempo?
La tecnica. Il micromosaico è nato nell’antichità e oggi lo faccio ancora nello stesso modo: creare sul fuoco le bacchette e ricavarne tessere minuscole posizionandole con pazienza una accanto all’altra per creare l’armonia giusta. È un’arte che rimane viva perché non segue la moda. Racconta emozioni, paesaggi, fiori, simboli che restano. È senza tempo anche perché è fatta per durare: un pezzo di micromosaico può passare di generazione in generazione. E poi c’è Roma. Il micromosaico è nato qui, e qui ha la sua anima. Ogni giorno mi confronto con la stessa pazienza e la medesima difficoltà che avevano gli artigiani duecento anni fa’. Per questo è arte senza tempo: tecnica antica, mani di oggi, bellezza che non passa.

Quali sono le caratteristiche tecniche?
Il micromosaico è nato a metà del 1700 in Vaticano e ancora oggi viene eseguito allo stesso modo: taglio degli smalti “madri tinte”, otto colori base, oggi creati nella Fornace Orsoni a Venezia. In origine, il Vaticano aveva fornaci proprie dove venivano prodotte ben 27.000 sfumature. Si procede con la filatura delle bacchette sul fuoco che vengono tagliate con limetta e pinzetta in tessere minuscole una ad una poi inserite nello stucco romano, fino a comporre un’opera completa. La ricetta originale del 1600 è di Girolamo Muziano. L’unica differenza per quanto riguarda il mio lavoro, è che io non uso, come anticamente, la lucidatura a cera come finitura. Lascio che la luce attraversi, trattenga e rimandi le sfaccettature del vetro; ogni tessera è una piccola lente, cambia con il giorno, con l’angolazione, non è mai uguale. A seconda del punto di vista, viene evidenziata la tridimensionalità dell’opera.

Ci sono gioielli che hanno fatto la storia?
Ad esempio, quelli della famiglia Castellani. Nella Roma ottocentesca, questi artisti hanno riscoperto le tecniche etrusche e romane, portando il micromosaico nel gioiello. Hanno lavorato per papi, re e musei. I loro pezzi sono considerati capolavori: non solo gioielli, ma piccole opere d’arte in miniatura. Grazie a loro, il micromosaico è diventato un patrimonio conosciuto in tutto il mondo ed è ancora oggi un riferimento per chi fa questo lavoro.

Soggetti che mutano nel tempo. Cosa propone la moda del micromosaico: sguardo al passato o modernità?
Il micromosaico nasce guardando al passato. Per me rappresenta semplicemente il mio percorso di oltre cinquant’anni di attività. Oltre alla tecnica sono necessarie le emozioni. Ad esempio, una delle mie opere/gioiello I want to break free, presentata a Roma Jewelry Week 2025 – non è solo una rosa. Si tratta di una dedica alla lotta contro la violenza sulle donne, una rosa che si libera. I petali multicolore che simboleggiano l’unicità di ogni donna, il gambo d’oro che si attorciglia e trattiene quella goccia rossa, a ricordare il sangue versato da quelle che non ce l’hanno fatta. Cinque mesi di lavoro a 1.300° per ogni singola sfumatura di colore. Il micromosaico èm dunque, antico nella tecnica, moderno nei soggetti. Radici nel passato e sguardo verso il presente.

Estimatori italiani, ma anche dall’Estero
Il microcosmico è, senza dubbio, un simbolo dell’artigianato italiano, ed in particolare, della Città Eterna. Tanti i collezionisti e i musei in tutto il mondo lo ricercano poiché è unico, fatto a mano, e, soprattutto, perché racconta un’arte esclusiva. Oggi con i social è ancora più facile farsi conoscere anche all’Estero.

Parliamo di costi: dare un prezzo ad un gioiello artigianale ed artistico è sempre difficile. Esiste un listino ideale in riferimento alla firma dell’oggetto?
Un listino fisso non esiste, perché ogni pezzo è diverso. Il prezzo si può calcoare considerando le ore di lavoro, la difficoltà del soggetto realizzato, la finezza delle tessere e dei materiali. La firma dell’artista ha il suo peso. È garanzia di tecnica, di esperienza e di qualità. Chi compra un mio micromosaico, in effetti, non compra solo un gioiello, ma la storia di un’artista/artigiana, un pezzo unico che porta il mio nome.

