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Imma Battaglia, lotta d’amore e di libertà – Intervista esclusiva

Dalla militanza ai diritti civili, dal dolore dell’AIDS alla nascita del movimento: il racconto di una vita vissuta in prima linea contro la paura e l’emarginazione

Imma Battaglia, lotta d’amore e di libertà – Intervista esclusiva

La nostra intervista

“La mia battaglia d’amore” è il libro scritto da Imma Battaglia insieme alla giornalista Roberta Savona ed edito da Castelvecchi. Un’autobiografia intensa, in cui l’esperienza personale si intreccia costantemente con la dimensione civile e politica. Imma Battaglia ripercorre il proprio cammino umano e pubblico, tra famiglia, amori, perdite ed un impegno costante per i diritti LGBTQ+. Ne emerge un racconto intimo e collettivo, in cui la sfera privata diventa specchio dell’impegno sociale. E, lungo tutto il libro, una parola ritorna con forza e coerenza: amore.

Perché ha sentito solo oggi l’esigenza di raccontare la Sua storia?

Ho provato l’urgenza di fermarmi e custodire la memoria di un percorso lungo, che ha segnato la mia storia personale. Avvertivo il rischio di disperdere nel tempo: esperienze, incontri e conquiste. Un cammino affrontato senza cedere a compromessi, mantenendo saldi i principi dell’impegno civile e della lealtà verso le cause in cui ho creduto. Volevo raccontare storie di amori femminili, una dimensione poco rappresentata nella letteratura del nostro Paese. Ho solo atteso che mia madre non ci fosse più: non volevo ferirla.

Imma Battaglia, lotta d’amore e di libertà – Intervista esclusiva

Nel libro Lei parla dell’infanzia vissuta in una dimensione molto severa.

La mia famiglia è stata l’origine di molte ferite, ma anche della mia forza. Eravamo quattro figli, nati a poca distanza l’uno dall’altro, come accadeva spesso nell’Italia degli anni ‘60. Mio padre era l’unico a lavorare e a portare a casa uno stipendio, mentre mia madre amministrava ogni cosa con rigore assoluto. In realtà, non era soltanto la madre di famiglia: era anche il padre. Cercavo sempre la sua approvazione. Ho compreso tardi il significato del suo amore, quando aveva novant’anni, e mi disse parole che aspettavo da una vita. Ho capito da quel momento che non dovevo più soffrire.

La sua battaglia personale si è trasformata in quella collettiva.

Il passaggio da “Imma” a “Imma Battaglia” coincide con li mio arrivo a Roma, dove mi confronto con la tragedia dell’AIDS e con la forte condizione di emarginazione e discriminazione verso le persone omosessuali. La morte di giovani lasciati soli, il rifiuto delle famiglie diventano elementi decisivi che mi spingono a espormi pubblicamente e a impegnarmi in prima linea per i diritti civili.

Imma Battaglia, lotta d’amore e di libertà – Intervista esclusiva

Qual’è il ricordo legato al Pride che ricorda con emozione?  

Era l’8 luglio del 2000. Quella mattina passai casualmente in motorino nei pressi della Piramide. Era l’una del pomeriggio e la manifestazione era stata convocata per le ore 18.00 circa . Eppure, quando arrivai, rimasi senza parole: l’area era già gremita di persone. Le strade erano piene, si faceva fatica persino a camminare.

Su Francesca Pascale ha qualcosa da dire?

Ritengo che Francesca Pascale stia svolgendo un lavoro importante nel riportare al centro della cultura politica della destra liberale il tema dei diritti civili. È un passaggio significativo, perché solo attraverso un confronto aperto e trasversale le battaglie per l’uguaglianza possono avanzare. Il Pride non nasce per escludere, ma per accogliere, non è un luogo di divieto. Ritengo sbagliata la scelta di impedire la partecipazione a Francesca Pascale e ai giovani di Gay Lib, così come ad altri esponenti dell’area dei cosiddetti Gay Conservatori. Molti di loro li conosco e hanno sempre preso parte ai Pride in modo sereno e rispettoso. Una polarizzazione eccessiva indebolisce solo il movimento.

Imma Battaglia, lotta d’amore e di libertà – Intervista esclusiva

Nel titolo compare la parola “amore”. 

Ho lottato per conquistare l’amore di mia madre. Ho lottato perché l’amore tra persone dello stesso sesso fosse riconosciuto. Ho lottato per l’amore e con amore.

Nel libro ci sono episodi dolorosi o intimi?

Si. Il racconto nasce da una scelta meditata, legata al tempo e alla necessità di proteggere, per quanto possibile, la sensibilità di mia madre. Tra queste pagine emergono ferite, delusioni, inclusi episodi di abuso e relazioni in cui non sono stata trattata con rispetto. Raccontarli oggi significa restituire verità a un percorso umano che, come quello di molti, non è stato lineare né privo di dolore.

Se potesse parlare alla giovane Imma cosa consiglierebbe?

Le direi di fare lo stesso percorso. Le direi di essere una donna competente e responsabile, capace di innovare e di pensare con autonomia. Le direi di coltivare il proprio pensiero, senza seguire la massa, di interpretare le mode e in alcuni casi di anticiparle. L’indipendenza di pensiero è la mia unica eredità.

Quale messaggio spera possa arrivare a un ragazzo o una ragazza nel leggere questo libro?

Vorrei trasmettere la mia forza interiore, la capacità di credere e di non arrendersi. Essere autonomi vuol dire costruirsi una personalità solida attraverso lo studio. I social media hanno un peso enorme nella vita quotidiana. Possono essere strumenti utili, ma rischiano anche di restituire un’immagine superficiale. E’ importante non fermarsi all’effimero, ma andare oltre. 

di Stefano Farinetti