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In strada contro il vescovo-tiranno. “Non portate via il nostro parroco”

Una intera comunità si muove in fiaccolata contro il trasferimento deciso della Diocesi. In ballo anche la costruzione di una nuova chiesa, mentre i fedeli chiedono aiuto per Don Alberto. Anziani confusi e disorientati per la perdita di una guida, centinaia le lettere dei bambini che vedevano in lui un padre spirituale. Il parroco preferisce non commentare mentre una coppia scrive ad Affaritaliani.it: “40 anni di servizio impeccabile non possono essere spazzati via senza motivo”.

Una intera comunità in marcia contro il suo vescovo. Ma lui, dalla sua cattedra di Velletri non ne vuole sapere di proteste né di tornare sui suoi passi. Il motivo del contendere è un uomo in tonaca: Don Alberto. La comunità lo adora, il prelato invece lo vuole trasferire a 20 chilometri di distanza.

Don Alberto Raviglia

Il tutto nasce a maggio quando il parroco comunica ai fedeli la volontà della curia di effettuare un tournover tra le parrocchie della diocesi. Subito scatta la protesta: è un coro di no, neppure troppo velati. Don Alberto Raviglia è molto amato dalla sua comunità, un rapporto costruito in 40 anni di servizio, una missione “ineccepibile” a detta dei parrocchiani: “Non si è mai tirato indietro verso il prossimo e gli ultimi sono di casa presso la parrocchia”. Due parrocchiani, Patrizia ed Antonino, hanno scelto Affaritaliani.it per denunciare quello che appare un sopruso: “Senza voler mancare di rispetto a nessuno, non è facile trovare un parroco così; con grande spirito di accoglienza verso tutti, anche per i non cattolici, grande umanità e carità. La nostra parrocchia non è ricca – continuano i due coniugi – Ci sarebbero anche lavori di restauro da fare, ma il nostro parroco con i soldi che riesce a raccogliere, pensa in primis, alla Caritas, ad una missione in Brasile, ai poveri della comunità”.
Storie di vita vissuta commuovono, anziani che raccontano aneddoti del passato, all’interno di questa vita parrocchiale: “ma ora come facciamo? Don Alberto ci ha sposati, ha battezzato e ora sta preparando i nostri figli per la comunione. Vorremmo che restasse qui, per magari sposarli, come a fatto con noi”. I bambini della comunità, molto legati al loro parroco, sono turbati e si sentono smarriti, quasi abbandonati da un padre che amano, scrivono delle letterine che sconcertano.
Quello che fa inviperire i parrocchiani è la mancanza di una “giusta causa”: “Perché dopo 40 anni non si può mandare via un parroco che ha costruito non solo la sua vita qui ma soprattutto ha costruito con noi parrocchiani un rapporto di straordinaria simbiosi e fiducia”. Sono state raccolte, a questo proposito, delle firme, che in una sola settimana hanno raggiunto quota 3.000, più della metà della popolazione che fa parte della parrocchia. Firme consegnate nelle mani del Vescovo Vincenzo Apicella che però si è mostrato poco sensibile a questo, e irremovibile nella sua decisione e dichiarando di voler anticipare il trasferimento: Don Alberto dovrà andare a Gavignano, per essere sostituito dal parroco di Artema, a sua volta sostituito da quello di Gavignano.
Da registrare a titolo di cronaca che nella parrocchia di San Sebastiano Martire di Valmontone, sede di tutta questa vicenda, è in atto presso la costruzione di una grande chiesa, la cui convenzione con il Comune di Valmontone è stata già approvata e registrata presso l’Ufficio del Registro di Velletri. La solerzia con cui il vecchio parroco distribuiva i proventi delle donazioni alle opere caritatevoli piuttosto che destinarli ai lavori per gli edifici della diocesi è cosa nota e fa sorgere qualche dubbio ai parrocchiani. A sostegno di questo dissenso è stata anche organizzata per il 24 giugno una “Fiaccolata per Don Alberto Raviglia che partirà da via Baltasar alle ore 21.00 per giungere in Piazza della Rinascita.