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Incendio Laurentina, una piccola “terra dei fuochi” alle porte di Roma

Si indaga sulla possibile infiltrazione della malavita nella gestione di una maxi discarica abusiva a pochi chilometri dall’Eur

Incendio Laurentina, una piccola “terra dei fuochi” alle porte di Roma

Il caso Spin Time rischia di mettere in crisi il Campidoglio, ma oltre all’incendio dell’edificio in Via di Santa Croce in Gerusalemme che ha portato al sequestro dello stabile e costretto gli occupanti in strada, c’è un altro rogo da gestire. Le conseguenze dell’incendio divampato in una ex cava in zona Laurentina che ha paralizzato Grande Raccordo Anulare stanno presentando il conto.

Il maxi incendio etichettato frettolosamente come evento estivo

Incendio Laurentina, una piccola “terra dei fuochi” alle porte di Roma
Incendio Laurentina, una piccola “terra dei fuochi” alle porte di Roma
Incendio Laurentina, una piccola “terra dei fuochi” alle porte di Roma
Incendio Laurentina, una piccola “terra dei fuochi” alle porte di Roma

Il maxi incendio si era sviluppato, domenica 26 luglio nel fazzoletto di territorio compreso tra l’Eur e Tor Pagnotta: 24 ore di fiamme che hanno paralizzato il sud della città perché spintesi, complice il vento, a ridosso del Grande Raccordo Anulare. Il rogo, etichettato come evento tipicamente estivo, ha generato per diversi giorni del fumo molto denso. Un chiaro indicatore che ancora qualcosa sta bruciando. Il fenomeno, protrattosi per una decina di giorni, non sfugge all’attenzione dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale. Le analisi lasciano in eredità una quantità non allarmante ma comunque sopra la media di diossina. Quanto basta per aprire un caso.

Una cava dismessa, non al di sopra di ogni sospetto

La vicenda, passata quasi inosservata, complice il dramma legato all’emergenza abitativa della capitale esplosa dopo l’incendio dello Spin Time, non è sfuggita però alla Procura di Roma che ha aperto un fascicolo legato a un maxi rogo non esattamente al di sopra di ogni sospetto. Stupisce chi si stupisce. Da anni la cava è dismessa, senza controlli né recinzione. Un ettaro di zona franca utilizzato come discarica, dove seppellire o sversare rifiuti di ogni genere. Risultato: una piccola “terra dei fuochi” alla periferia sud della città. Il Municipio ha chiesto e ottenuto la temporanea rimozione dei sigilli per consentire ai Vigili del Fuoco di avviare senza ulteriori ritardi gli interventi di messa in sicurezza.

Possibile pista dolosa: pm al lavoro

Adesso i pm adesso vogliono vederci chiaro. Il procuratore Antonino Di Maio ha aperto il fascicolo per discarica abusiva, ma tutto lascia credere che si aprirà un ulteriore filone volto ad accertare, come si vocifera da tempo, se la cava sia anche sede di un traffico illecito di rifiuti. Nelle ultime ore, fra l’altro, ha preso corpo l’idea della pista dolosa ovvero di un incendio controllato, generato proprio da chi ha interesse a nascondere ogni prova di possibili reati. Dalle fenditure del terreno, del resto, escono sbuffi di fumo acre, bianco e giallastro, molto più legato alla chimica che al legno. Il focus, dunque, si sposta: non c’è da ricostruire solo l’origine del rogo, ma cosa raccontano dinamiche e scenario legato a questo incendio.