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Incredibile ma vero: anche i favolosi Beatles hanno scritto dei flop. I brani che ancora oggi dividono i fan

Non esiste una discografia perfetta, nemmeno quando si parla dei Fab Four. Tra esperimenti troppo audaci, cover dimenticabili e brani che gli stessi componenti della band finirono per detestare, anche il gruppo più influente della storia del rock ha lasciato qualche pagina meno brillante.

Incredibile ma vero: anche i favolosi Beatles hanno scritto dei flop. I brani che ancora oggi dividono i fan

Per milioni di appassionati i Beatles rappresentano l’idea stessa della perfezione musicale. Eppure, proprio la loro inesauribile voglia di sperimentare ha prodotto, accanto a capolavori immortali, anche canzoni che nel tempo hanno raccolto più perplessità che applausi.

Tra i brani più contestati spicca “Ob-La-Di, Ob-La-Da”, diventato un successo mondiale ma vissuto come un incubo durante le registrazioni. George Harrison non ne sopportava la lavorazione e perfino il clima negli studi di Abbey Road si fece incandescente. Lennon la detestava, definendola in più occasioni “granny music”, cioè musica da nonna, un’etichetta con cui liquidava le composizioni di McCartney che considerava troppo zuccherose e tradizionali. Secondo diversi testimoni delle sessioni, John si spazientì per le interminabili registrazioni. Dopo numerosi tentativi, uscì dallo studio irritato e rientrò poco dopo, si sedette al pianoforte e attaccò il celebre intro martellante, esclamando qualcosa come: “Adesso la facciamo come si deve”. Quella versione fu poi quella scelta per il disco. Ad oggi resta uno dei pezzi più divisivi dell’intero catalogo del gruppo, considerato da molti una sorta di “imbarazzante marcetta”.

Dai momenti psichedelici agli esperimenti meno riusciti

Anche “Within You Without You”, il viaggio mistico firmato George Harrison, continua a spaccare il pubblico: per alcuni è un capolavoro di contaminazione orientale, per altri interrompe bruscamente il ritmo di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Sorte simile per “Dig It”, poco più di un frammento improvvisato finito su Let It Be, spesso considerato più una registrazione di sala prove che una vera composizione.

Non mancano poi le cover che hanno lasciato pochi rimpianti. “Mr. Moonlight”, “Dizzy Miss Lizzy” e “Boys” vengono frequentemente indicate dagli appassionati come episodi inferiori rispetto agli standard raggiunti dal quartetto di Liverpool, mentre miniature come “Maggie Mae” e “Wild Honey Pie” sembrano più curiosità da collezionisti che canzoni destinate a entrare nella leggenda.

Persino loro avevano bisogno di correre rischi

Nella lista dei brani più discussi trovano spazio anche “Good Day Sunshine”, giudicata da alcuni eccessivamente zuccherosa all’interno del rivoluzionario album Revolver, e “Good Night”, la dolce ninna nanna affidata a Ringo Starr che chiude il White Album con un’atmosfera quasi fiabesca, lontanissima dalle tensioni rock del resto del disco.

Il paradosso è proprio questo: gli errori dei Beatles raccontano meglio di qualsiasi successo la loro grandezza. Lennon, McCartney, Harrison e Starr non si limitarono mai a ripetere formule vincenti. Preferirono rischiare, cambiare pelle, sorprendere il pubblico, accettando anche qualche inevitabile scivolone. Perché una discografia senza passi falsi probabilmente non avrebbe mai regalato capolavori come Revolver, Abbey Road o Sgt. Pepper. E forse è proprio questa imperfezione ad aver reso i Fab Four ancora più umani, oltre che irripetibili.

Foto credito: copertina realizzata con AI