La città più bella del mondo, anche quando ti fa impazzire. Nelle parole di Elena Fabrizi c’è tutta la filosofia romana: lamentarsi di Roma, maledirla ogni giorno, ma non riuscire a immaginare una vita lontano da lei.
«Roma, essendo la mia città, è naturale che sia la più bella, non potrei vivere lontano da lei. Certo che se ce fossero meno problemi sia de traffico sia de smog sarebbe mejo, ma nonostante ciò m’accontento anche perché in Italia c’è anche de peggio».
Per raccontare Roma, a volte, non servono gli storici, gli urbanisti e neppure i poeti. Basta la Sora Lella. Al secolo Elena Fabrizi, sorella di Aldo, cuoca, attrice e soprattutto straordinaria interprete di quella romanità che non si studia sui libri, ma si impara per strada. Magari litigando con qualcuno per un parcheggio.
Roma, la città che si ama soprattutto quando si detesta
Nella sua dichiarazione d’amore c’è una filosofia che nessun amministratore capitolino, per quanto armato di conferenze stampa e rendering, riuscirà mai a sintetizzare meglio. Roma è bellissima perché è Roma. Punto. Non occorrono classifiche internazionali, riconoscimenti dell’Unesco o fotografie del Colosseo al tramonto.
Naturalmente ci sarebbero il traffico, lo smog, i problemi quotidiani. E oggi potremmo aggiungere le buche, gli autobus che non arrivano e i cantieri che sembrano progettati per mettere alla prova la pazienza dei santi. Ma tutto questo, per la Sora Lella, non costituiva un motivo sufficiente per cercare fortuna altrove.
Quel meraviglioso «m’accontento»
Il capolavoro della citazione sta proprio in quell’ultima parola: «m’accontento». Come se vivere nella città che ha inventato un impero, attraversato millenni di storia e accumulato una quantità imbarazzante di bellezza fosse una piccola concessione del destino.
E poi la stoccata finale: «In Italia c’è anche de peggio». Una sentenza che contiene secoli di ironia capitolina, quella capacità tutta romana di ridimensionare persino l’amore più grande con una battuta pronunciata quasi distrattamente.
La Sora Lella non idealizzava Roma. La conosceva troppo bene per farlo. La amava con la stessa indulgenza riservata a un parente impossibile: rumoroso, disordinato, irritante, ma insostituibile. Perché il romano autentico può passare un’intera giornata a inveire contro la propria città. Ma se a parlarne male è uno che viene da fuori, allora cambia tutto.


