“Viviamo solo di presente, ma è un presente fatto di attimi sconnessi con ciò che è accaduto prima.“
Artista e persona di grande spessore umano, Carlo Verdone fotografa il nostro tempo con la precisione di chi, per mestiere, osserva da sempre tic, manie e debolezze degli italiani. Viviamo immersi nell’istante: una notifica, una polemica, un video, una dichiarazione indignata. Tutto importantissimo per qualche ora, poi sostituito da qualcos’altro.
Il problema non è vivere il presente. È avergli tolto memoria.
Il tempo senza memoria
Un Paese che dimentica ciò che è successo ieri finisce inevitabilmente per stupirsi quando la stessa storia ritorna domani. Cambiano i protagonisti, gli slogan, magari persino gli hashtag. Il copione, molto meno. La memoria richiede fatica; il presente invece scorre comodamente sullo schermo con un dito. E così politica, costume, cultura e perfino sentimenti sembrano diventati una sequenza infinita di episodi senza puntate precedenti.
Verdone ci ricorda allora una cosa semplicissima: senza passato anche il presente perde significato. Restano soltanto gli attimi. Tantissimi, velocissimi e, molto spesso, dimenticabili.


