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Carlo Verdone e il “palo della morte”, il Ferragosto di una Roma di periferia che non muore mai

Ogni Ferragosto via Conti si trasforma in un gigantesco set a cielo aperto: un rito dei fan verdonani a Vigne Nuove.

Carlo Verdone e il “palo della morte”, il Ferragosto di una Roma di periferia che non muore mai

“A mezzogiorno, al palo della morte”. Sono passati 46 anni dall’uscita di Un sacco bello, film storico di Carlo Verone e la frase continua a essere una sorta di parola d’ordine per generazioni di romani. Il vecchio traliccio dell’alta tensione non c’è più, ma il luogo è rimasto.

La scena che ha fatto la storia del cinema italiano e della periferia romana

L’appuntamento sarà in via Giovanni Conti, nel quartiere Vigne Nuove, uno dei luoghi simbolo della commedia italiana e, soprattutto, di quella Roma raccontata da Verdone con ironia, malinconia e una straordinaria capacità di fotografare personaggi e periferie. Nel film, Verdone interpreta Enzo, il romano verace, spaccone e ossessionato dall’idea di rimorchiare. L’appuntamento con l’amico Sergio, interpretato dal grande Renato Scarpa, è fissato proprio lì: al Palo della Morte. L’obiettivo è partire verso la Polonia per trascorrere il Ferragosto e andare a caccia di conquiste. Ma il viaggio non si farà. Sergio viene colpito da una terribile colica e finisce in ospedale, lasciando Enzo alle prese con un’altra compagnia.

Dal traliccio alla targa: storia di un’intuizione

Carlo Verdone e il “palo della morte”, il Ferragosto di una Roma di periferia che non muore mai

Il traliccio non esiste più da anni ma  il “Palo della Morte” resta un luogo di culto divenuto tale grazie a un’intuizione. Il retroscena risale  al 2020, quando, a quarant’anni esatti dall’uscita di Un sacco bello, il Comune di Roma colloca una targa commemorativa proprio nel punto della celebre scena, alla presenza dello stesso Carlo Verdone. In quell’occasione, il regista “confessa”: la scena non è nel copione ma è un’intuizione inserita a lavori in corso, ispirata da una periferia completamente diversa da quella di oggi; palazzi ancora in costruzione, spazi vuoti, una Roma periferica che gli ricordava persino alcune atmosfere echeggianti a Pier Paolo Pasolini.

Il pellegrinaggio dei verdoniani: un rito che si rinnova ogni anno

Carlo Verdone e il “palo della morte”, il Ferragosto di una Roma di periferia che non muore mai

Da allora il luogo è una tappa obbligata per i fan. C’è chi arriva con la decappottabile rossa, chi porta i cartelli con le battute diventate leggendarie: dalla “tabbella de marcia” verso Cracovia fino agli auguri di Ferragosto, rigorosamente in stile Enzo, sino ai vari memorabilia sfoggiati con legittimo orgoglio, come la locandina originale del film autografata da Verdone. La fotografia di una Roma che nel frattempo è profondamente cambiata come conferma lo stesso Verdone: “Oggi Enzo partirebbe per Ibiza insieme a cento ragazzi identici a lui, tra tatuaggi e capelli alla moda. Il Palo della Morte, però, resta e come ogni Ferragosto, Enzo e Sergio tornano idealmente ad aspettarsi in via Giovanni Conti”.