«Preferisco la donna “tipo Lollo”, con delle forme un pochino generose».
Era il 1958 e Vittorio De Sica, interrogato sul proprio ideale femminile, non convocò sociologi, commissioni pari opportunità o consulenti della comunicazione. Rispose semplicemente che gli piacevano le donne “tipo Lollo”, possibilmente con forme generose. Altri tempi, naturalmente. O forse no. Perché quasi settant’anni dopo siamo ancora qui a discutere di donne, uomini e soprattutto gonne.
Antonio Tajani, durante una manifestazione politica a Formello, per spiegare la differenza tra apparenza e affidabilità ha utilizzato la metafora della moglie ideale: meglio, nel suo ragionamento, una ragazza meno appariscente e affidabile rispetto a quella più vistosa e potenzialmente infedele. Le parole hanno provocato polemiche e il ministro si è successivamente scusato con chi si era sentito offeso. Quando sembrava che l’armadio potesse finalmente richiudersi, è arrivato Roberto Vannacci. Alla domanda su gonna lunga o corta, ha risposto che la donna lui la preferisce “senza gonna”, spiegando successivamente di aver voluto replicare con leggerezza a una domanda altrettanto leggera.
E così, nel 2026, la politica italiana è riuscita nell’impresa che nemmeno il neorealismo aveva tentato: trasformare un capo d’abbigliamento in materia istituzionale.
De Sica almeno non pretendeva di dare lezioni
Ed è qui che il vecchio Vittorio, paradossalmente, acquista un certo vantaggio narrativo. De Sica non stava spiegando come dovesse essere una moglie ideale, una madre esemplare o una donna affidabile. Stava dicendo, molto più banalmente, quali donne gli piacevano. Belle. Formose. Possibilmente molto.
Nessun trattato antropologico. Nessuna teoria sull’affidabilità matrimoniale misurata in centimetri di stoffa. Solo la confessione, nemmeno troppo sorprendente, di un uomo che aveva fatto della seduzione quasi un secondo mestiere. E in questo De Sica disponeva di un “signor” curriculum.
Sposò Giuditta Rissone, ebbe poi una lunga relazione con María Mercader, futura seconda moglie e madre di Manuel e Christian, e per anni si divise tra due nuclei familiari. Christian De Sica ha raccontato persino di feste comandate celebrate due volte, con il padre impegnato in una sorta di pendolarismo sentimentale. Altro che gonna lunga o corta: Vittorio aveva problemi logistici assai più complessi.
La donna ideale? Purché non fosse una sola
De Sica amava le donne, ma probabilmente ancora di più amava essere amato da loro. Aveva il sorriso, l’eleganza, la voce e quella naturale predisposizione alla galanteria che consentiva a certi uomini di un’altra epoca di dire cose oggi impronunciabili riuscendo talvolta persino a farsi perdonare. Non era certo un modello di disciplina sentimentale. Anzi. Se avesse dovuto indicare la donna ideale, il vero problema sarebbe forse stato convincerlo a sceglierne soltanto una. Ed ecco perché la sua vecchia frase sulla “Lollo” torna oggi curiosamente attuale.
Prima Tajani ha portato metaforicamente la gonna dentro il matrimonio. Poi Vannacci ha pensato bene di toglierla. De Sica, settant’anni prima, probabilmente avrebbe evitato l’intero dibattito e si sarebbe limitato a guardare la donna.
Possibilmente bellissima. Possibilmente formosa. E possibilmente senza chiederle né quanto fosse lunga la gonna né per chi avesse intenzione di votare. Perché il grande seduttore almeno una cosa l’aveva capita: quando un uomo passa troppo tempo a spiegare come dovrebbe essere una donna, spesso sta raccontando molto più di sé che di lei.


