Ultima giornata alla Cineteca Jugoslava di Belgrado per l’XI Festival del Cinema Italo-Serbo. Cinque giorni di film, incontri e dialogo tra due cinematografie e due Paesi i cui rapporti culturali diventano sempre più stretti.
A Belgrado scorrono oggi i titoli di coda, ma il film dei rapporti tra Italia e Serbia è tutt’altro che finito. Si conclude lunedì 21 settembre l’undicesima edizione del Festival del Cinema Italo-Serbo, cinque giornate ospitate dalla Cineteca Jugoslava che hanno trasformato il grande schermo in un punto d’incontro tra artisti, produttori, professionisti e pubblico dei due Paesi. La manifestazione, diretta da Gabriella Carlucci, è organizzata da Excellence International con la Cineteca Jugoslava e l’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado.
Non soltanto una vetrina, dunque. Il festival nasce con l’obiettivo dichiarato di favorire scambi culturali e professionali e, dopo undici edizioni, assume il valore di un ponte ormai consolidato tra due realtà cinematografiche geograficamente vicine e sempre più interessate a conoscersi e collaborare.
Da “Avemmaria” al “Console Russo”
Sul versante italiano sono arrivati a Belgrado “Avemmaria”, “Malavia”, “La Porta della Realtà”, “L’Oratore” e “Fuori la verità”. A rappresentare la produzione serba, tra gli altri, “Il Console Russo”, “Accomplices”, “Sweet Sorrow”, “Warriors of the Wasteland” e “South Wind 2: Speed Up”. Tutte le proiezioni sono state proposte gratuitamente al pubblico della Cineteca.
Tra i protagonisti anche Fortunato Cerlino, che in molti hanno amato nella fortunata serie tv Gomorra. L’attore e regista napoletano ha presentato la sua pellicola autobiografica Avemmaria, mentre gli incontri hanno coinvolto produttori e rappresentanti delle istituzioni culturali e del mondo cinematografico dei due Paesi.

Il cinema come diplomazia culturale
La vera eredità del festival, però, potrebbe essere quella che resta quando lo schermo si spegne. Italia e Serbia condividono interessi economici, turistici e culturali e il cinema può diventare uno dei linguaggi più immediati per trasformare questa vicinanza in progetti, coproduzioni e occasioni di lavoro.
La rassegna di Belgrado chiude così la sua undicesima edizione con un messaggio semplice: le storie possono viaggiare molto più facilmente dei confini. E quando due Paesi cominciano a raccontarsi reciprocamente, conoscersi diventa inevitabilmente più facile.


