E’ estate, non si possono lasciare migliaia di cittadini con i rubinetti a secco, pazienza se l’acqua che serve 45 comuni della provincia di Viterbo e cinque comuni di quella di Roma, sia inquinata con livelli di arsenico completamente fuori norma. È questa la morale che ha dettato la soluzione ad un problema che da mesi interessa circa 260mila residenti: l’acqua è inquinata, ma per altri 90 giorni potete turarvi il naso.

L’assessore regionale all’Ambiente, Fabio Refrigeri, ha chiarito che si sta uscendo dalla fase d’emergenza anche se sono ancora decine “I Comuni del Lazio che non sono ancora in regola con i livelli di arsenico presenti nelle acque per uso potabile, cioè quelli in cui si registra ancora una concentrazione compresa tra 20 e 50 microgrammi al litro”.
“Il Consiglio Superiore di Sanità ha accolto la richiesta della Regione Lazio relativa all’estensione temporale di 90 giorni della sospensione della fornitura idrica – spiega Refrigeri – Un provvedimento che permetterà di concludere gli interventi programmati già comunicati al Ministero della Salute e alla Commissione Europea. Sono certo che riusciremo a completare progressivamente gli interventi previsti ben prima dei 90 giorni concessi.”
Il tavolo tecnico istituito in Regione, recependo l’avvallo dell’Istituto Superiore di Sanità ha così scongiurato il far west proprio prima dell’inizio della stagione estiva: i comuni interessati avevano infatti minacciato di interrompere immediatamente l’erogazione idrica per non incorrere in nuove sanzioni. Ma l’Iss ha rimarcato i paletti della proroga: “Si ribadisce la necessità e urgenza della finalizzazione delle azioni di rientro per portare le acque in distribuzione nei termini di conformità nel più breve tempo possibile e nell’ambito della scadenza richiesta”.
