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L’ira di Marchini contro la politica. “La gente muore di fame e loro giocano”

Il candidato outsider al Campidoglio rompe l’aplomb e si scatena contro Alemanno e Marino e la politica dei furbi: “Il sindaco, dopo aver sbeffeggiato Berlusconi, ora corre dietro al padrone come un cagnolino”. E accusa Marino di una doppia capriola sul voto di fiducia. Poi tutti e due insieme: “Questi due signori fanno il teatrino formale: di giorno si scontrano e di notte si accordano. Lo hanno fatto per decenni in questa città”. Sull’appoggio dei tassisti: “ A differenza dei candidati che pietiscono il loro appoggio, sono loro che mi hanno chiesto un confronto”

di Fabio Carosi

Perde la pazienza e diventa un fiume in piena. Marchini l’incontenibile, rompe l’aplomb inglese e passa all’attacco. Ce n’è per tutti: da Marino ad Alemanno ma in realtà il vero obiettivo del grande outsider della campagna elettorale romana è la “vecchia politica”. E dopo aver chiarito che in caso di ballottaggio non appoggerà nessuno, va giù durissimo.
“Sono indignato – spiega ad Affaritaliani.it, dopo una mattinata passata ai microfoni di Radio Popolare – perché i miei avversari a forza di mimetismi non si rendono conto che quella roba è finita: la gente muore di fame e loro giocano a fare tattiche”.
L’allusione “direttissima” è alle “capriole” di Alemanno che “pochi mesi fa sbeffeggiava Berlusconi, addirittura era diventato montiano, e ora come un cagnolino corre dietro al padrone cercando l’appoggio di Berlusconi”. Ce n’è anche per il senatore in via di dimissioni: “Marino fa di peggio. E‘ diventato senatore grazie al Pd a Torino, viene candidato a Roma grazie a delle primarie di partito e di corrente, malgrado sia dimissionario partecipa lo stesso, quindi mentendo, facendo il furbo, alle elezioni del Presidente della Repubblica e vota contro l’indicazione del partito. Di più, adesso fa nuovamente il furbo e dice che siccome e’ dimissionario non può votare la fiducia. E’ la politica dei furbi che nascondono la propria identità”.

alemanno marino


Non contento, affonda il coltello nella piaga: “Questi due signori fanno il teatrino formale: di giorno si scontrano e di notte si accordano. Lo hanno fatto per decenni in questa città”. E a chi gli rammenta che siamo in par condicio, angelico replica: “Mi scuso, sono neofita delle elezioni, non lo so”.
Ancora contro il sindaco uscente: “Se i romani votano ancora Alemanno, veramente non li capisco più. Questo signore dice tutto e il suo contrario in continuazione. Dice ‘mai più le targhe alterne’ e poi le fa, dice di fare le strisce blu e dopo un secondo dice di no. Deve fare prima pace con se stesso e capire che visione ha della città e dei problemi. Questo è il vero dramma di questo sindaco: è impossibile seguire la logica del proprio pensiero e delle proprie azioni”.
C’è spazio anche per i taxi: “Non solo Bittarelli che è un uomo coraggioso, ma anche altri ‘taxi’ hanno espresso in modo forte l’appoggio nei miei confronti. A differenza dei candidati che pietiscono il loro appoggio, sono loro che mi hanno chiesto un confronto”. E visto che per i tassisti il vero nodo per i conducenti è il business, Marchini si ferma anche sul “progetto Roma”: “Vi sembra possibile che l’attività congressuale che è un businnes straordinario in tutto il mondo, a Roma sia in perdita? Questo perché l’attività congressuale si pianifica ogni quattro anni e quindi c’è bisogno di qualcuno che vada a vendere il prodotto Roma. Roma ha un brand straordinario, ha delle unicità straordinarie e nessuno le sfrutta. O meglio qualcuno le sfrutta per gli affari propri, ma nessuno riesce a trasformare queste attività in valore per i cittadini”.
Infine, due parole anche sul turismo religioso, gli effetti sulla città e il rapporto tra le sponde opposte del Tevere: “Sono un credente, ma non trovo giusto che per quanto riguarda il Vaticano sia legittimo inondare e bloccare Roma di autobus. Quando invece si tratta di altri tipi di attività tutti diventiamo più realisti del re. Questo servilismo clericale non piace e parlo da uomo di fede convinto, però dare a Dio ciò che è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare per me è must da cui non transigo”.