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L’Opera unisce i sindacati in piazza. Gli orchestrali: “Ammazzateci tutti”

L’Opera unisce i sindacati in piazza. Gli orchestrali: “Ammazzateci tutti”
ignazio marino
Solidarietà dagli enti lirici di tutto il mondo. Migliaia di firme raccolte online saranno portate all’attenzione del sindaco per chiedere la revoca del licenziamento collettivo. I Cgil, Cisl, Uil e Fials annunciano una manifestazione per chiedere le dimissioni del ministro Franceschini
L’Opera unisce i sindacati in piazza. Gli orchestrali: “Ammazzateci tutti”

Un petizione online ha raccolto in due giorni 10mila firme da tutto il mondo: “Arriveranno direttamente al sindaco Marino” annunciano i lavoratori di 14 enti lirici e sinfonici che chiedono il ritiro del licenziamento collettivo di orchestra e coro del Teatro dell’Opera di Roma.

“La richiesta di non mollare ci sta arrivando non solo da qui ma anche dall’estero – continuano i musicisti – Ci sono arrivate lettere di sostegno dall’Inghilterra al Giappone. “Sono quarant’anni che lavoro e dico che dentro quella buca e sul quel palcoscenico non entrera’ mai un’altra orchestra, ci devono ammazzare tutti. Stasera a Zurigo dei nostri colleghi hanno in programma un concerto e lo dedicano a noi mentre i colleghi francesi ci hanno proposto di fare una conferenza stampa a Parigi. Dobbiamo allargare tutto a livello europeo”.

Nel frattempo al Coordinamento nazionale dei lavoratori  si uniscono i sindacati di Cgil Cisl Uil e Fials: “E’ varata una manifestazione nazionale che assuma il compito di richiamare l’attenzione sulla situazione dei lavoratori che hanno l’unica colpa di essere dipendenti di un sistema fallimentare. La data e il luogo sono ancora da definire”.

“Il licenziamento – concludono – e’ un campanello d’allarme per chiudere definitivamente il rapporto con le istituzioni sorde a una legge di sistema e aprire da subito percorsi legali atti a far definire le illegalita’ e scendere in stato di agitazione chiedendo ufficialmente le dimissioni del ministro Franceschini che sta avallando un disegno destabilizzante che parte dal Teatro di Roma”.