di Patrizio J. Macci
Spesso i libri in forma di intervista vengono redatti per compiacere l’intervistatore, oppure l’intervistato. Non è il caso del volume di Pietro Folena “Il potere dell’arte” edito da Datanews, che si è lasciato intervistare da Maria Grazia Filippi con l’arduo obiettivo di definire “a che punto è la notte” per lo stato dei beni culturali in Italia.
La biografia di Folena è a dir poco sui generis: enfant prodige della sinistra, è stato dirigente politico della Fgci, poi del Pci fino ai Democratici di Sinistra. Deputato al Parlamento ha svolto il ruolo di presidente della Commissione Cultura della Camera, per poi abbandonare il primo piano dello scenario politico in giovane età per un paese come il nostro dove di solito nessuno abbandona il proprio posto. Folena in cento pagine struttura un’analisi impietosa: l’Italia non è mai riuscita ad immaginare la cultura come una politica industriale, intesa come capacità del Paese di “industriarsi” intorno all’arte, darsi da fare, costruire ricchezza e produrre valore.

Il leit motiv, spesso pronunciato proprio dai politici è “con la cultura non si mangia” oppure, tentativo goffo di affermare il contrario “la cultura è come il petrolio”: una vera e propria eresia perché quest’ultimo è una fonte energetica non rinnovabile e inquinante, mentre invece ogni euro investito in questo ambito ne produce decine.
È un paradosso micidiale: il Paese dell’arte del potere, di Guicciardini e Machiavelli non riesce a “dare potere all’Arte” a cavare un ragno dal buco benché i dati del patrimonio artistico-culturale in suo possesso siano impressionanti, basti nominare i 47 siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità.
La ricetta che Folena propone è semplice e contemporaneamente ardua da far digerire all’Europa: liberare gli investimenti pubblici dal Patto di stabilità, con nuovi strumenti snelli di carattere federale per far puntare l’intero vecchio Continente sulla forza della memoria, delle arti, della filosofia, delle scienze che lo hanno attraversato per secoli. La formula per l’avvio di un rinascimento italiano.
Una preziosa appendice a cura di Fulvia Palacino, con una sventagliata di dati, conclude il volume lasciando l’amaro in bocca circa le potenzialità inespresse nel settore culturale dell’Italia e, soprattutto, della Capitale.
