di Alberto Berlini
Erano duemila a muoversi come scatenati tra le architetture oniriche del Maxxi. Ma chi venerdì sera capitava per caso nella zona del museo d’arte contemporanea forse gli avrebbe presi per folli: non c’era una musica, un ritmo, un suono se non il calpestio e le risate, gli spezzoni di brani urlati al cielo. A chi era lì forse era venuta in mente un vecchio aforisma dall’origine incerta ma che i più ricordano perché Megan Fox ha deciso di tatuarselo sulla pelle: “Coloro che danzavano erano considerati folli da quelli che non riuscivano a sentire la musica”.

La prima edizione di “Silent Disco” è stata un successo. La performance collettiva organizzata da “This Is Rome” ha conquistato gli spazi progettati da Zaha Hadid. Un modo quasi surreale di vivere il Museo nazionale delle arti del XXI° secolo che, per una notte, ha ospitato la migliore club culture. Il pubblico, grazie a delle speciali cuffie wireless, ha potuto selezionare in tempo reale il flusso sonoro su cui sintonizzarsi: 9 dj che si sono alternati a gruppi di tre su altrettante consolle, allestite all’interno del foyer della struttura in rappresentanza del panorama clubbing della città. Una “morbida” invasione a impatto zero, un esperimento fortunato che gli organizzatori puntano a ripetere: This Is Rome 2013 perseguirà il 20 e 21 novembre all’Ex Gil di Roma, con l’inaugurazione della grande collettiva dedicata alle migliori realtà della urban art e alle più interessanti sperimentazioni audiovisive.

C’è da scommettere che sarà un’altra invasione, con un pubblico che ancora una volta difficilmente vorrà lasciare il centro della scena. Venerdì con le cuffie in testa ognuno viveva nel suo personale dance floor. E come in ogni esperimento gli innovatori già si erano distintiti; se infatti le cuffie erano contate, e comunque insufficienti per tutto il pubblico, bastava munirsi degli auricolari del proprio telefonino o mp3, ed infilare il jack nel connettore delle cuffie per prolungare la propria personale sala da ballo, condividendola con gli amici, e perché no, per ricreare una forma di intimità. Chi c’era avrà visto gironzolare nel foyer più di un ragazzo, cuffie in testa e nella mani gli auricolari che porgeva ad ogni fanciulla rimasta senza cuffie: “Balli con me?”. Un piccolo elogio al pioniere della discoteca 2.0 che cercava di rimorchiare nel silenzio della musica a tutto volume.
