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“La famiglia è il mio vero mestiere”. “E non chiamatemi la moglie di…”

Chi è Andrea Catizone-Folena, avvocato, direttore dell’Osservatorio sulla famiglia dell’Eurispes, torinese, ma folgorata dalla unicità della luce di Roma. “Quando compi quarant’anni pensi a quando da ragazzina questa età sembra così lontana”. Sull’attività di legale “fare cause solo per ricavare soldi dai clienti è una pratica sempre più diffusa”. Infine il marito “ingombrante”: “In tutta onestà è chiaro che la vicinanza di un uomo importante consente di accedere al mondo del potere e ad ambienti di un certi livello… Ci siamo conosciuti nella sezione dei Ds esattamente dieci anni fa. Pietro era stato responsabile del settore giustizia, io ero andata ad ascoltare un suo intervento”. LA GALLERY

Da questa settimana e ogni giovedì, Affaritaliani.it pubblica il profilo di una serie di donne romane. Impegnate, brave, di successo ma non necessariamente famose. É una fotografia fuori dagli schemi massmediologici della città dei professionisti. Accanto al lavoro quotidiano, uno zoom sulla vita privata tra sogni, debolezze e virtù

di Valentina Renzopaoli

Grandi occhi color nocciola, lineamenti marcati, femminilità da vendere. Direttrice dell’Osservatorio sulle Famiglie di Eurispes, Andrea Catizone è un’avvocato civilista, esperta di questioni familiari, opinionista di numerose trasmissioni televisive. Nata a Torino, vive e lavora a Roma da dodici anni. A quarant’anni appena compiuti è una moglie felice e mamma di due bambini di sette e quattro anni.
Avvocato Catizone, innanzitutto auguri per il recente compleanno. I quaranta anni rappresentano ancora oggi una tappa importante per una donna?
“In effetti sì: quando compi quarant’anni pensi a quando da ragazzina questa età sembra così lontana. Oggi questa età rappresenta un traguardo ma anche un nuovo punto di partenza. La domanda che ci si pone è “come posso cominciare una nuova forma di giovinezza matura?”. A quarant’anni non si hanno più le ansie dei venti, ormai la strada è avviata, il percorso ha già dato dei risultati e quindi si possono avere nuovi obiettivi”.
Cosa le manca della sua città?
“Il ritmo, i portici, il silenzio, la malinconia torinese. E poi l’atmosfera di quel periodo spensierato della vita quando frequentavo l’Università e le amicizie che non hanno data”.
E di Roma cosa ama?
“Amo tutto: la prima cosa che mi ha colpita è stata la luce. Quando scendi dal nord ti rendi conto che tutto ha un’altra luce, il cielo, i palazzi, le strade. E anche l’allegria e l’accoglienza immediata dei romani che non ti fanno sentire sola”.

 

Che lavoro sognava di fare da bambina?
“Proprio l’avvocato: in pratica posso dire che ho iniziato a fare l’avvocato trattando con i miei fratelli. Sono la più piccola di quattro figli e mi dovevo difendere”.
Cosa le piace di questo lavoro?
“Mi piace il fatto che sia sempre diverso perché ogni caso ha la sua peculiarità che impone di studiare e approfondire anche con uno sguardo internazionale”.
Cosa invece detesta?
“Non mi piace affatto l’idea di considerare questa professione come un mezzo di guadagno, certo quello economico deve essere uno degli aspetti. Ma lo scopo è difendere le persone e i loro diritti”.
E non è sempre così?
“Purtroppo no, fare cause solo per ricavare soldi dai clienti è una pratica sempre più diffusa”.
Ci sono situazioni che affronta nel tuo lavoro che la colpiscono particolarmente?
“Rimango sempre colpita quando i genitori non riescono a trovare accordi che non siano positivi per i figli, quando l’amore viene accecato dal senso di vendetta e rivalsa. Ce ne sono moltissimi di questi casi”.
Da un anno circa dirige l’Osservatorio sulle Famiglie dell’Eurispes, è un incarico di rilievo, come sta vivendo questa esperienza?
“L’Eurispes ha scommesso su una persona giovane e di questo sono molto grata al presidente Fara. E’ una straordinaria opportunità di studiare dal basso il grande tema della famiglia, attraverso un’osservazione diretta che ai dati aggiunge il valore dell’analisi”.
Lei è anche la moglie di un uomo politico noto, Pietro Folena. Come vi siete conosciuti?
“Ci siamo conosciuti nella sezione dei Ds esattamente dieci anni fa. Pietro era stato responsabile del settore giustizia, io ero andata ad ascoltare un suo intervento. Mi ero trasferita da poco a Roma e da quell’incontro è nata una bellissima famiglia”.
Suo marito aveva già una figlia, com’è il vostro rapporto?

“Camilla ha diciotto anni, è un rapporto bellissimo, all’epoca era una bambina oggi è una ragazza straordinaria. Ho sempre rispettato i ruoli, non sostituendomi mai a sua madre. E oggi c’è un bel rapporto anche con i suoi fratelli, i miei figli”.
Essere la moglie di un uomo famoso e importante l’ha avvantaggiata o svantaggiata?
“In tutta onestà è chiaro che la vicinanza di un uomo importante consente di accedere al mondo del potere e ad ambienti di un certi livello. E questo è senz’altro un vantaggio, ma in una società maschilista come la nostra questo può diventare anche un limite perché è molto facile essere definita e riconosciuta come “la moglie di”. E’ difficile costruire una propria identità. Molti fanno fatica a pensare che io abbia una mia personalità e questo è parecchio fastidioso vista la fatica che ho fatto a conquistare la mia professionalità e cultura. Deve sapere che la mia era una famiglia molto semplice di operai, e le garantisco che hanno faticato parecchio per farmi studiare e acquisire le competenze che dopo tanti anni posso dire di avere”.
Senta sul suo profilo facebook ha deciso di adottare il doppio cognome Catizone Folena, è una cosa poco frequente, come mai questa scelta?
“Pietro ci teneva moltissimo e io sono stata contenta di farlo felice. Quando bisticciamo minaccio di toglierlo ma in realtà lo faccio per scherzo”.
Lei ha mai pensato di entrare in politica?
“In realtà io ho sempre fatto politica, fin da quando ero a Torino. La politica mi appassiona, è un’attività che dialoga molto con i miei studi. Faccio attività di volontariato in una sezione del Pd e mi occupo di diritti e pari opportunità. Per me la politica deve essere un mezzo e non un fine”.
Eppure oggi la gente è molto distante dalla politica…
“Se la gente è distante, la politica deve interrogarsi sulla sua incapacità di dialogare con le persone, deve scendere dal piedistallo e andare per strada a vedere come vivono i comuni cittadini. Devono mettersi in testa che nessuno è Unto dal Signore, devono dare per primi l’esempio con una vita retta, trasparente e umile perché occupano posti che non sono i loro e vengono pagati con i soldi della gente”.
Quali sogni sono ancora nel cassetto?
“Ho appena vinto un dottorato all’Accademia Alma Mater presso l’Università di Bologna, sarebbe bello intraprendere anche la strada accademica”.
Qual è il suo “punto debole”?
“Sono una grande appassionata di moda, adoro i capi raffinati, il buon gusto, i dettagli, gli accessori, in particolare le scarpe, l’ultima volta che lo ho contate erano novantacinque. I tacchi altissimi mi fanno impazzire”.

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