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La “guerra santa” contro l’aborto. I cattolici bacchettano Zingaretti

La Regione Lazio ha emanato un decreto in cui si obbligano i medici obiettori dei consultori familiari a rilasciare i certificati a chi vuole abortire. Una forzatura secondo l’Associazione dei Ginecologi Cattolici riuniti in Assemblea Straordinaria

“Imporre la forzatura, peraltro in sordina, di una legge nazionale così complessa come la 194 con un provvedimento di rango regionale è una vanificazione inaccettabile del diritto all’obiezione di coscienza, costituzionalmente garantito”. Non usa mezzi termini la deputata Paola Binetti che stigmatizza il decreto emesso dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, in qualità di Commissario ad Acta per la Sanità.

La Regione Lazio ha emanato un decreto in cui si obbligano i medici obiettori dei consultori familiari a rilasciare i certificati a chi vuole abortire. Nelle linee guida regionali approvate ad aprile si prevede come il personale sia tenuto a prescrivere i contraccettivi, compresi quelli abortivi come la Iud o la pillola del giorno dopo.

L’ira, espressa dalla parlamentare Udc Paola Binetti che ricorda come il Parlamento ha approvato pochi mesi fa anche una mozione che ribadisce la tutela dei medici obiettori di coscienza, è stato ripreso anche dai Soci dell’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici, riuniti oggi a Roma in Assemblea Straordinaria. “Se il Legislatore avesse voluto limitare il diritto di obiezione di coscienza ai soli interventi per l’interruzione della gravidanza non avrebbe prima scritto nell’articolo 9 che ‘Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7: L’articolo 5, infatti, parla espressamente del documento da rilasciare alla donna per potersi recare dopo sette giorni in ospedale per sottoporsi all’aborto volontario nei primi 90 giorni di gravidanza; mentre l’articolo 7 tratta del certificato medico attestante l’esistenza dei processi patologici che determinano un grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna, che le consente di abortire volontariamente dopo il 90° giorno di gravidanza. Contrariamente a quello che il Commissario ad acta Zingaretti vuole credere e con lui i ginecologi schierati a favore dell’aborto libero  – continuano i ginecologi dell’Aigoc – è un chiaro ed inequivocabile segno che il Legislatore ha ritenuto nello scrivere questa mortifera legge aveva ben chiaro che dal punto di vista etico il rilascio dell’attestato di cui all’art. 5 o del certificato di cui all’art. 7 si configurava come una partecipazione diretta all’aborto volontario stesso, per cui nessun cittadino che ritiene l’aborto l’uccisione di un essere umano innocente, indifeso e debole, poteva e possa in alcun modo essere costretto a prendere parte al processo che inizia con il rilascio dell’attestato e si conclude o con la somministrazione della RU486 o con l’intervento chirurgico.”