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La nuova dieta mediterranea ai tempi della crisi: il frigo piange, il cinema chiude e il cappotto deve durare vent’anni

In dieci anni la spesa alimentare delle famiglie italiane è cresciuta del 25%, mentre diminuiscono gli esborsi per cultura e abbigliamento. Il carovita riscrive le abitudini nazionali: si paga di più, spesso senza consumare di più.

La nuova dieta mediterranea ai tempi della crisi: il frigo piange, il cinema chiude e il cappotto deve durare vent’anni

Mangiare costa il 25% in più rispetto a dieci anni fa. Le famiglie tagliano spettacoli, cultura e abbigliamento. Il nuovo miracolo italiano? Arrivare a fine mese senza divorarsi anche lo scontrino.

C’era una volta il Paese della buona tavola, delle domeniche al ristorante e della pasta fatta in casa. Oggi c’è l’Italia del carrello con l’ansia, dove l’unica cosa che lievita senza bisogno del forno è il conto alla cassa. E il vero piatto della tradizione nazionale sembra diventato quello vuoto.

Secondo un’elaborazione del Codacons sui dati Istat, tra il 2015 e il 2025 la spesa alimentare mensile delle famiglie è passata da 441 a 552 euro. Un aumento del 25%, equivalente a 1.326 euro annui. Non perché gli italiani abbiano cominciato a mangiare come Pantagruel. Semplicemente, pagano di più per riempire il frigorifero.

Il menù della crisi: antipasto di rincari e dessert di malinconia

Il boom riguarda le preparazioni alimentari, piatti pronti compresi: +254%. Il caffè, ultimo conforto di una nazione insonne, costa alle famiglie il 67% in più. Crescono anche carne, verdure, formaggi e pane.

Una volta si diceva che i soldi non fanno la felicità. Adesso non garantiscono nemmeno il pranzo della domenica. E il piatto pronto, simbolo della modernità gastronomica, rischia di diventare il monumento a una società che non ha più tempo per cucinare né abbastanza denaro per goderselo.

Addio teatro, addio vestiti. Resta lo spettacolo dello scontrino

Per sopravvivere, gli italiani sacrificano il superfluo. Peccato che nel superfluo finiscano anche cultura, cinema e spettacoli: -16,7% di spesa. Abbigliamento e calzature perdono il 9%. Il cappotto dell’anno scorso diventa vintage, quello di dieci anni fa patrimonio di famiglia.

Intanto abitazione e utenze assorbono l’11% in più, i trasporti il 10,7%. E anche alberghi e ristorazione rincarano nei bilanci familiari. Insomma, la nuova dieta mediterranea prevede poche uscite, vestiti riciclati e abbondanti porzioni di rinunce.

Un tempo agli italiani si augurava salute e prosperità. Oggi basta molto meno: buon appetito. Sempre che sia rimasto qualcosa nel piatto.

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