Non ci sono soltanto le conversazioni via web e gli accessi ai siti internet piu’ sospetti. All’attenzione dei magistrati della procura di Roma, di Digos e Ros, che indagano su una decina di islamici (tra siriani, iracheni e marocchini), uniti dall’idea di combattere la guerra santa, ci sono anche i viaggi che hanno fatto all’estero e i contatti avviati con altri soggetti che risiedono in varie capitali europee. Inquirenti e investigatori, che preferiscono mantenere il massimo riserbo, fanno capire che gli accertamenti su questi indagati, apparentemente ‘cani sciolti’, sono giunti a una fase molto delicata, frutto di indagini partite diverso tempo fa, molto prima dell’attacco terroristico di Parigi.
Ne hanno parlato, informalmente, anche ieri alcuni capi degli uffici giudiziari che hanno preso parte al vertice, voluto dal Guardasigilli Andrea Orlando e dal ministro dell’Interno Angelino Alfano in via Arenula, per discutere sul progetto di una superprocura antiterrorismo, che segua le tracce di quella nazionale antimafia. E non e’ un caso se proprio Orlando, al termine della riunione, abbia spiegato come sul terrorismo “il livello attuale di rischio sia alto” perche’ le vicende francesi di questi giorni hanno mostrato “quali sono le nuove modalita’ di manifestazione, legate non piu’ a grandi reti, ma a cellule difficili da individuare e quindi piu’ imprevedibili”.

