L’epidemia di Ebola è iniziata a fine luglio in Africa, ad agosto per l’Oms è diventata un’emergenza internazionale e solamente il 20 ottobre la Regione Lazio ha comunicato di aver inviato a tutte le strutture del Servizio Sanitario Regionale un protocollo contenente le indicazioni per la sorveglianza e il controllo del virus.
L’annuncio del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti arriva quindi dopo 23 giorni dal primo falso allarme allo Spallanzani: “Stiamo lavorando seguendo le indicazioni del Ministero della Salute per facilitare la gestione di eventuali casi sospetti, probabili, confermati, nonché dei contatti. Il protocollo è stato redatto per gli operatori sanitari che lavorano per la sanità laziale al fine di tutelare il diritto alla cura del paziente e allo stesso tempo permettere loro di lavorare nelle migliori condizioni di sicurezza tutelando la salute dei cittadini”.
Il protocollo è diviso in quattro parti essenziali. La prima riguarda la valutazione dei casi sospetti probabili e/o confermati (S/P/C) definendo i criteri organizzativi e la rete di riferimento per la presa in carico del paziente, le procedure per il ricovero, il trasporto e gli eventuali aspetti di laboratorio. La seconda parte riguarda in maniera più specifica le modalità di disinfezione e sanificazione, trattamento e smaltimento dei rifiuti sanitari, sorveglianza delle persone identificate come “contatti”. La terza e quarta parte riguardano inoltre la gestione degli operatori sanitari esposti, oltre ad alcune disposizioni in materia di comunicazione.
Nel frattempo arriva la denuncia del sindacato degli infermieri Nursind che sottolinea come ancora gli operatori infermieristici non siano adeguatamente preparati a fare fronte ad eventuali casi di Ebola: “In molti ospedali tute e maschere, mancano ancora – denuncia il segretario Nursind – sono state riprese vecchie tute in dotazione contro la Sars; ma si tratta di tute diverse e non conformi a quelle previste invece nei protocolli relativi al trattamento dei pazienti con Ebola. Inoltre – conclude – non è prevista una formazione degli infermieri sul come utilizzarli”.
