Un castello di notizie dove si va veramente fatica a trovare i riscontri. A partire dal ruolo di Massimo Carminati, definito uno dei quattro re di Roma, nei confronti del quale però non pende nessun procedimento. Il “dopo Banda della Magliana”, evocato dalla trasmissione Report e subito trasformato in “oggetto elettorale” contro il sindaco Gianni Alemanno, lascia perplesso il giudice Otello Lupacchini, l’ex giudice istruttore che firmò l’ordinanza di arresto della banda della Magliana, attuale sostituto procuratore generale della Procura presso la Corte d’Appello che ha affidato la sua valutazione al blog specializzato nottecriminale.it.
In luna lunga intervista rilasciata ad Alessandro Ambrosini, Lupacchini indica nella serie di notizie apparse in tv, “l’illusione» della conoscenza”. E Aggiunge: “Naturalmente, non si può negare che sia sotto gli occhi di tutti la cooptazione di personaggi con un passato e una storia di contiguità, se non addirittura di intraneità, con o a organizzazioni criminali, sia comuni sia politicamente connotate, per l’assunzione di funzioni pubbliche o parapubbliche”.
Questi i brani più salienti delle dichiarazioni di uno dei magistrati che più è stato in prima linea contro il crimine organizzato.
Dottor Lupacchini lei ha visto la puntata di Report sulla Roma Criminale? Cosa ne pensa?
“Ho seguito con grande interesse quella trasmissione: innanzi tutto, perché sono curioso, e questo mi spinge a spigolare tutte le notizie relative a qualsiasi fenomeno criminale; ma anche perché, malgrado fossero altri i miei interessi speculativi, ho dovuto confrontarmi professionalmente, per anni e anni, con la criminalità organizzata, specialmente a Roma, ma anche nel Lazio e, di necessità, nell’intero nostro Paese. Ovviamente, per il fatto che, nel tempo, io abbia acquisito una certa conoscenza delle vicissitudini della criminalità organizzata in area capitolina, mi sono avvicinato alla trasmissione con una carica di scetticismo più accentuata di quella con cui sempre recepisco le notizie, non fosse che per la capacità, che mi riconosco senza falsa modestia, di esercitare una critica, magari anche corrosiva, sulle tesi sostenute attraverso il lungo, articolato e, almeno in apparenza, documentato reportage. E bene, nessuna mia curiosità è stata soddisfatta da quell’orgia di notizie, che, a soggetti meno avvertiti, poteva dare l’illusione di un bagno di conoscenza”.
Insinua, forse, che si sia trattato soltanto di una forma di illusionismo giornalistico?

Non è nel mio stile indulgere alle insinuazioni: lascio ad altri esercitarsi in quella specialità! Da giusfilosofo, uso, piuttosto, le parole con accuratezza e, dunque, distinguo la «conoscenza» dalla «notizia». Caratteri essenziali della «conoscenza», l’organicità e la controllabilità. La «notizia», invece, giunge attraverso una qualsiasi fonte; non è controllabile da chi la riceve, che non dispone né del tempo né dei mezzi necessari per il controllo: potrà, al massimo, arrivargli una smentita attraverso un’altra notizia; soprattutto, non è destinata ad inserirsi in una visione organica: ogni notizia è subito divorata da un’altra notizia; la «notizia», insomma, è soltanto l’illusione» della conoscenza.
In altre parole, quanto fatto emergere dalla puntata di Report sulla Roma Criminale non corrisponde alle conoscenze da lei acquisite?
“Anche a questo proposito, occorre che io sia chiaro. Non discuto la veridicità delle “notizie” diffuse nella trasmissione di cui stiamo parlando: di quelle “notizie” non conosco le fonti da cui colano, ma debbo ritenere siano fonti certamente autorevoli e ben informate. Neppure intendo entrare nel merito delle vicende che attengono alle responsabilità della politica: è doveroso evitare di parlare di ciò che non si conosce.Naturalmente, non si può negare che sia sotto gli occhi di tutti la cooptazione di personaggi con un passato e una storia di contiguità, se non addirittura di intraneità, con o a organizzazioni criminali, sia comuni sia politicamente connotate, per l’assunzione di funzioni pubbliche o parapubbliche. Ma è del pari innegabile che personaggi chiamati pesantemente in causa, pur se con un passato certamente burrascoso, oggi non sembrano, e comunque non mi risultano, implicati in alcun processo.
Pignatone con il suo staff è arrivato a Roma con le armi cariche di conoscenza del fenomeno criminale organizzato specificatamente calabrese. ma quali risultati ha portato?
Sarebbe poco serio, almeno io la penso così, esprimere qualsiasi valutazione in ordine all’apporto dato dal Procuratore Pignatone all’opus di contrasto al crimine organizzato: a tacer d’altro, simili valutazioni sono possibili sui tempi lunghi. Farlo dopo appena un anno dall’insediamento, durante il quale, almeno per quanto si legge sui giornali, le armi mafiose hanno continuato a sparare, sia a Roma sia nel Lazio, e l’attività di prevenzione patrimoniale non ha dato risultati esaltanti, sarebbe inutile esercizio di «servo encomio» o di «codardo oltraggio». Quel che posso dire, perché ne ho diretta e personale «conoscenza», è che, almeno sino ad alcuni anni or sono, le organizzazioni criminali capitoline, o almeno attive a Roma e nel Lazio, sono state colpite da confische di patrimoni importanti. E, tanto perché sia chiaro, non mi riferisco soltanto alle misure di prevenzione patrimoniali applicate negli anni Novanta, quando il regime normativo era più rigoroso di quello attuale, essendo richiesto che il prevenuto fosse «indiziato» di mafiosità; ma sebbene le misure stesse fossero di meno agevole applicazione, esse consentirono di sottrarre alla criminalità organizzata beni per svariate centinaia di miliardi di lire”.
