Il Teatro Valle, il più antico teatro della Capitale inaugurato nel 1727 e tutelato – solo teoricamente, diciamo a questo punto, dalla Soprintendenza alle Belle Arti – è occupato dagli attori e dai lavoratori precari dello spettacolo dal giugno del 2011. Stiamo parlando di quasi mille giorni di occupazione abusiva; di 287 anni di storia della cultura, non solo della Capitale ma dell’Italia intera, lasciati nelle mani di poche persone. Sicuramente il settore culturale nel nostro Paese è privo di progettualità ed è stato vittima di tagli trasversali che hanno colpito il teatro, i musei, il cinema, la ricerca e l’istruzione.
E’ senza dubbio necessario dunque mirare ad un cambiamento strutturale della gestione del nostro settore culturale ma il metodo da adottare non può e non deve essere un’occupazione abusiva, illegale per definizione. Chi protesta lo deve fare sempre all’interno dei confini della legalità ed è tenuto a presentare una proposta di soluzione del problema che sia democraticamente costruita insieme alla controparte. Questa occupazione invece ha generato solo danni. Basti pensare innanzitutto ai circa 3 milioni di euro di mancati incassi per il Teatro Valle. In più ha creato danni all’indotto del settore stesso, primo fra tutti il mancato pagamento dei diritti d’autore che devono essere regolarmente versati alla Siae.
Il collettivo del Teatro Valle non ha rispettato le regole della concorrenza, ha evaso completamente le tasse, non ha versato i contributi previdenziali Enpals e non ha rispettato alcuna misura di sicurezza per autori, tecnici e spettatori. Oltre a tutto questo non bisogna dimenticare che il Comune di Roma continua da tre anni a pagare le bollette della luce proprio per consentire agli occupanti di proseguire nella loro protesta. Ciò è equivale a far pesare sulle tasche dei cittadini romani l’immobilismo dell’amministrazione Marino. Credo sia assolutamente necessario che il Sindaco e l’Assessore Barca trovino soluzioni concrete a questa situazione paradossale che colpisce la storia della nostra Capitale e, di riflesso, l’intero Paese. Caro Marino, hai voluto la bicicletta? Ora,come direbbe Frankie Hi Nrg, pedala!
Luciano Ciocchetti
