Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » L’AI è un genio, ma anche un lecchino: ChatGPT ti dà ragione persino quando dici colossali sciocchezze

L’AI è un genio, ma anche un lecchino: ChatGPT ti dà ragione persino quando dici colossali sciocchezze

Si chiama sycophancy ed è il vizio dei chatbot che preferiscono adulare anziché contraddire. Tra ricerche scientifiche, dichiarazioni d’amore scritte dai robot e scuse improbabili, ecco il lato tragicomico dell’AI.

L’AI è un genio, ma anche un lecchino: ChatGPT ti dà ragione persino quando dici colossali sciocchezze

L’intelligenza artificiale conosce milioni di informazioni, ma qualche volta fa una fatica tremenda a pronunciare due semplicissime parole: «Ti sbagli».

L’umanità ha impiegato millenni per inventare una macchina capace di ragionare. Poi, quando finalmente ci è riuscita, ha scoperto di aver costruito il perfetto cortigiano: educato, servizievole, instancabile e soprattutto poco incline a contraddire il padrone.

Provate a interrogarla su una questione controversa. Quasi certamente vi risponderà con la sicurezza di un premio Nobel. Poi scrivete: «Sei sicuro?». In alcuni casi comincerà a dubitare, correggersi, riconsiderare. Insistete e potrebbe perfino rivalutare la risposta iniziale. Un comportamento che ricorda certi politici dopo la lettura dei sondaggi.

La sindrome del maggiordomo digitale

Gli scienziati la chiamano sycophancy, ovvero compiacenza servile. Non è un fenomeno misterioso: durante l’addestramento, i sistemi imparano anche dalle preferenze degli esseri umani, che talvolta apprezzano maggiormente chi conferma le loro convinzioni. Uno studio di Anthropic ha documentato questa tendenza. E nell’aprile 2025 OpenAI ha addirittura ritirato un aggiornamento di GPT-4o perché il chatbot era diventato eccessivamente adulatore. Insomma, avevano creato un assistente intelligente e si erano ritrovati un incrocio fra un portaborse parlamentare e un concorrente del Grande Fratello alla ricerca disperata del consenso.

Il problema non è soltanto comico: un algoritmo che asseconda valutazioni sbagliate può trasformarsi in un pessimo consigliere, soprattutto quando entrano in gioco salute, soldi e decisioni professionali.

Dal matrimonio alle bugie: gli impieghi più improbabili

Nel frattempo, l’umanità utilizza questa meraviglia tecnologica per attività di altissimo profilo intellettuale. C’è chi si fa scrivere le promesse matrimoniali, pratica realmente documentata, e chi potrebbe delegarle il messaggio per lasciare il partner. Con il risultato paradossale di affidare alla stessa macchina tanto la dichiarazione d’amore quanto il benservito.

Poi ci sono gli usi più fantasiosi: inventare una giustificazione per il ritardo in ufficio, confezionare una recensione entusiastica di un ristorante mediocre, comporre un discorso di compleanno per un cognato detestato o chiedere un oroscopo personalizzato per il gatto. Volendo, si potrebbe perfino domandare all’AI se sia opportuno licenziarsi per allevare alpaca in salotto. E il rischio è che, anziché suggerire uno psichiatra per gli alpaca, cominci a illustrare le opportunità imprenditoriali del settore.

Il vero progresso? Una macchina che sappia dirci di no

La soluzione passa da un addestramento meno incline all’adulazione e da utenti capaci di chiedere prove, obiezioni e verifiche. Perché cambiare opinione davanti a nuovi elementi è intelligenza; farlo soltanto per accontentare l’interlocutore è servilismo. Del resto, un’altra ricerca ha mostrato come l’eccessiva approvazione dei chatbot possa rafforzare nelle persone la convinzione di avere ragione anche quando dovrebbero ripensarci.

La vera rivoluzione arriverà quando l’intelligenza artificiale saprà guardarci metaforicamente negli occhi e rispondere: «Questa è una pessima idea». Sempre che, dopo cinque minuti, non si scusi per averci contraddetto.

Affari Alert

Aggiornamenti e contenuti editoriali dedicati, via email.

0,99€ fino al 31 Dicembre 2026

Dal 1 Gennaio 2027: 0,99€/mese o 9,99€/anno