La potenza e l’ironia del sentimento amoroso tradotte in un’opera che in meno di cento anni è diventata universale. La cantata scenica corale e orchestrale creata dal compositore Carl Orff tra il 1935 e il 1936, irrompe nella stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma.

L’appuntamento con i Carmina Burana – diretto dal Maestro Wayne Marshall – è fissato per venerdì 31 luglio nel palcoscenico a cielo a aperto del Circo Massimo, dove, per una notte, risuoneranno le percussioni, gli ottoni, gli archi e le voci dell’Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma, assieme alle suggestive installazioni video a cura della compagnia Anagoor. Il Maestro del Coro è Ciro Visco, mentre le voci soliste sono: Alessandra Marianelli, soprano, Thomas Lehman, baritono e Ivan Borodulin, controtenore.

L’intensità e il ritmo di tamburi e pianoforte
Quando scrisse Carmina Burana, Carl Orff pensò fosse necessario comprendere un’orchestra sinfonica nella sua completezza. Il ritmo è sostenuto dalle percussioni – in particolare, dai tamburi – e dal pianoforte. L’ispirazione proviene dal ritrovamento di una raccolta medievale di ventiquattro componimenti poetici scritta da goliardi e chierici vagantes. Carmina burana: Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae, comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis, questo il titolo completo della raccolta di scritti in latino medievale, tedesco medio e francese antico nel XII e XIII secolo.

Tutte le sfumature dell’amore
L’immortalità del capolavoro di Carl Orff – tra le più celebri e rappresentative del repertorio sinfonico-corale del Novecento – si deve all’intensità e alla potenza del celebre coro iniziale “O Fortuna” che allo stesso tempo chiude l’opera. L’autore ha voluto evidenziare quanto la vita umana dipenda dalla fortuna e come natura, amore, bellezza siano alla mercé della legge eterna del cambiamento. La cantata creata da Orff è strutturata in tre sezioni principali. La prima – Primo vere – celebra l’arrivo della primavera e i piaceri della natura, l’amore e la gioventù; la seconda – In taberna è un inno al piacere ed alla convivialità in una taverna medievale. La terza, infine, Cour d’amours, celebra l’amore romantico, la bellezza e l’ironia della vita.

