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Roma
Le mani della camorra sui ristoranti di Roma: 13 arresti, anche i Moccia

Prestavano soldi in contanti ai ristoratori in difficoltà e poi, con il meccanismo tipico della camorra, diventano proprietari dei locali. Da Arzano e Afragola alla conquista di Roma dove il clan camorristico della famiglia Moccia è riuscito ad infiltrarsi per riciclare denaro e far sparire beni e proprietà per sottrarli alle confische.

L'indagine iniziata nel 2017 ha avuto un epilogo la notte scorsa, quando a Napoli e a Roma, i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 13 persone (8 in carcere e 5 ai domiciliari), indagate a vario titolo per i reati di estorsione e fittizia intestazione di beni, aggravati dal metodo mafioso, nonché esercizio abusivo del credito. Tra i destinatari dell’ordinanza anche Angelo e Luigi Moccia, capi dell’omonimo clan camorristico.

Sono invece 14 i ristoranti messi sotto sequestro dalla Dda, tutti nel Centro della Capitale nelle zone di Fontana di Trevi, Pantheon, Trastevere, piazza Navona, Castel Sant'Angelo, via della Conciliazione, via Veneto, via di Tor Millina e via del Banco di Santo Spirito.

Il provvedimento cautelare odierno si basa sulle risultanze acquisite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Via in Selci, nell’ambito dell’indagine sviluppata tra gennaio 2017 e ottobre 2018, che ha permesso di: accertare il reinvestimento di capitali illeciti nel campo della ristorazione romana da parte dello storico clan Moccia di Afragola (NA); documentare le fasi della richiesta estorsiva e della riscossione di 300.000 euro posta in essere da esponenti di spicco del citato sodalizio criminale in danno di imprenditori inseriti nel settore della ristorazione, i quali avevano ottenuto dal Tribunale di Roma - Sezione Misure Patrimoniali - la gestione di quattro locali dislocati nel centro della Capitale tra Castel Sant’Angelo, Quirinale e Piazza Navona, oggetto di un precedente sequestro di  prevenzione operato per evasione fiscale nei confronti di un noto manager romano del settore, riconducibile, all’esito della presente indagine, al capoclan Angelo Moccia; individuare una rete di imprenditori e faccendieri che, al fine di favorire il clan camorristico e di eludere le investigazioni patrimoniali, si intestavano fittiziamente società nel campo della ristorazione, beni mobili e immobili riconducibili ai sodali; accertare l’abusiva attività finanziaria svolta dagli esponenti apicali del clan Moccia tramite prestiti di ingenti somme di denaro contante in favore di 3 imprenditori, uno dei quali figlio di un noto personaggio dello spettacolo.

Le attività investigative dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, avviate nel 2017, poco tempo dopo la scarcerazione di Angelo Moccia, hanno documentato l’operatività di costui e del fratello Luigi nella commissione dei reati oggetto di misura cautelare, confermandone l’invariata condotta criminale. In particolare, da un canto è emerso come la forza intimidatrice profusa dal clan Moccia sia riuscita a far breccia nel tessuto imprenditoriale e commerciale della Capitale, riuscendo ad assoggettare onesti imprenditori, dall’altro è stato rilevato come diversi insospettabili professionisti siano entrati in “affari” con il sodalizio mafioso de quo e si siano messi a disposizione del capo indiscusso Angelo Moccia, vincolandosi a rispettare le regole e le riverenze imposte dal sodalizio. L’imponente liquidità in possesso del clan veniva reinvestita dai Moccia, oltre che nelle attività commerciali, anche esercitando un’attività abusiva di esercizio del credito. Venivano, infatti, concessi prestiti a una serie di soggetti pretendendo dagli stessi interessi variabili, allo stato non ancora determinati. 

Le risultanze investigative hanno consentito di ricostruire e individuare parte del patrimonio del clan, del valore complessivo di circa 4 milioni di euro, consentendo al G.I.P. di emettere un decreto di sequestro preventivo, anche ai fini di confisca, dei seguenti beni, in quanto corpo, prezzo o prodotto del reato: una società con sede legale a Roma, in zona Pantheon, che all’epoca dei fatti gestiva un ristorante ivi ubicato, fittiziamente intestata a persona compiacente; una società, con sede legale a Roma, in zona Castel Sant’Angelo, che all’epoca dei fatti gestiva un ristorante nelle vicinanze, fittiziamente intestata a persona compiacente; immobile di lusso ubicato a Roma, in via Filippo Civinini, riconducibile ad Angelo Moccia; tre autovetture riconducibili ad alcuni degli indagati.

Un indagato intercettato: "I ristoranti di Roma sono tutti dei Moccia"

"I ristoranti sono di Angelo Moccia! Tu lo sai chi? Vedi che c'hanno un'organizzazione... che per spaventarmi io che l'ho conosciuto ultimamente... ti dico...spaventosa! Spaventosa! Non ti dico quanto! Capisci a me, nonostante li conosco da anni... Stanno nei Tribunali! Comunque... I ristoranti di Roma sono tutti loro! Tutti! Non riconducibili!". Così in un'intercettazione telefonica uno degli indagati parla, con un interlocutore, dei ristoranti e delle attività nella disponibilità dei Moccia.

"Eh... ti dico solo una cosa, tu lo sai che Angelo Moccia c'ha un esercito a disposizione? Quelli c'hanno veramente un esercito", dice in un'intercettazione telefonica un altro degli indagati. E ancora: "Il problema è che non ha capito con chi c'ha a che fa'! Pensa di giocà, ma questi, questi ti ammazzano! E poi, soprattutto, per alcune cose c'è dietro Angelo Moccia... Non so se tu hai mai visto chi è su internet...".

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