Settantatré aziende, quattordici società estere, 174 tra case e terreni, 32 auto, 2 yacht oltre a quote azionarie e numerosi conti correnti e postali: questo il patrimonio di Giovanni De Pierro posto sotto sequestro dalla Guardia di Finanza. Incensurato e con numerose assoluzioni e con un solo rinvio a giudizio, secondo gli inquirenti De Pierro, formalmente emigrato a Barcellona, “soggetto socialmente pericoloso con propensione a delinquere” aveva creato un vero e proprio sistema criminale dedito all’appropriazione indebita, alla truffa in danno di enti pubblici, alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio/reimpiego di capitali illeciti, al trasferimento fraudolento di valori ed alla perpetrazione di reati tributari.
Un gruppo con una struttura piramidale che utilizzando società formalmente amministrate da prestanome era riuscito ad assicurarsi un elevato numero di appalti pubblici nel settore dei servizi di pulizia e facchinaggio sottraendosi al pagamento di ingenti somme all’Erario, all’Inps, all’Inail ed agli Enti locali. Il meccanismo era semplice: le società dopo brevi periodi di operatività, due o tre anni al massimo, venivano poste in liquidazione o trasferite all’estero.
Le indagini hanno coinvolto 112 persone fisiche e giuridiche in diversi Paesi europei. Oltre al patrimonio aziendale e i relativi beni intestati a società anche estere sono stati messi i sigilli anche ad immobili, magazzini, siti a Borgo Montello che sorgono “su un’area di proprietà della Capitolina Srl destinata a discarica della città di Latina.
Nel complesso i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno sequestrato beni mobili ed immobili, partecipazioni e decine di società, per un valore complessivo stimato di circa 270 milioni di euro. “In due giorni – ha detto il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone – sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza beni per un totale di 424 milioni di euro, un importo che equivale alla mini Imu sulla quale il Parlamento si è così affaticato negli ultimi mesi per trovare un modo per non farla pagare. Se si riuscisse a fare una seria lotta all’evasione…”

