Dalle prime luci dell’alba i Carabinieri del Gruppo di Roma stanno dando esecuzione ad un’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Roma nei confronti di 11 persone (10 custodie cautelari in carcere e 1 di sottoposizione agli arresti domiciliari) di età compresa tra i 27 e i 62 anni, ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione in strada, nonché alla riduzione in schiavitù di giovani ragazze.
L’indagine, partita da più di un anno, dopo la denuncia ai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Eur di una ragazza di 16 anni, che si prostituiva sotto costrizione sulle strade della Capitale, ha consentito di fare piena luce su un sodalizio criminale composto per la maggior parte da individui di nazionalità albanese che gestivano l’attività di giovani donne dell’Est europeo, condotte in Italia ed avviate alla prostituzione.
Ognuno di loro aveva compiti definiti. Nel corso dell’indagine è emersa la violenza che i componenti dell’organizzazione riversavano sulle ragazze sfruttate le quali venivano picchiate e minacciate di morte, prospettando altresì minacce per i familiari in Romania.
La banda, i cui componenti si permettevano di girare con auto di grossa cilindrata, orologi di lusso e abiti griffati, gestiva diciotto ragazze tutte di età compresa tra i 18 e i 24 anni: le ragazze dovevano versare 300 euro al mese per il rilascio della busta paga e altrettanto agli sfruttatori, per un volume d’affari annuo stimato in 800mila euro. L’organizzazione forniva anche delle carte d’identità italiane ottenute tramite un contratto a tempo indeterminato siglato dal titolare della discoteta “Lo Squalo” a Centocelle: seimila euro la somma che veniva sborsata dalla banda per tali assunzioni.
Coinvolta, ma solo denunciata, anche una donna: una prostituta romena che grazie alla relazione che aveva allacciato con uno della banda, si occupava del controllo delle ragazze sul posto di lavoro. Il gruppo aveva anche un linguaggio convenzionale: con macchina o animale, intendevano le donne sfruttate; prendere un caffè, significava riscuotere il denaro; piove indicava una condizione di allerta per la presenza di forze dell’ordine. Tra le ragazze sfruttate anche una tossicodipendente. La banda la tenne segregata per una settimana per disintossicarla e renderla cosi produttiva.

