Gli antichi romani mescolavano farina e acqua, poi gli arabi introdussero il lievito e nacque la pizza. Ma con una operazione di archeologia gastronomica, un esperto tecnico della panificazione, Corrado Di Marco, ha riportato alla luce l’antica ricetta della pinsa, per poi riproporla tramite il “maestro” Maurizio Capodicasa direttamente in riva al Mare di Roma. Lo stabilimento balneare di Ostia “La Vela” ha scelto di aprire le porte della sua cucina ad Affaritaliani.it.
Chiamatela schiacciata se volte, ma quella della pinsa è una tradizione che veniva dai contadini della campagna romana che impastavano cereali, sale ed erbe aromatiche, e mettevano sui carboni ardenti quella focaccia bassa e ovale.
La pinsa del Terzo Millennio è ancora più digeribile della sua illustre antenata, perché la miscela di farro e kamut egiziano è stata sostituita da farina di frumento tenero altamente proteica, farina di soia e farina di riso, tutte rigorosamente non ogm.
Un prodotto tipico regionale per eccellenza, con la mollica morbida, racchiusa in un involucro croccante, dal sapore di pane antico: la bontà della pasta compete con la qualità dei condimenti, e la leggerezza e la digeribilità non hanno rivali dal punto di vista dietetico. La pinsa fa quindi risorgere la non sopita voglia dei romani di riappropriarsi di una antica ricetta, lasciata per troppi secoli nel dimenticatoio.
E se l’impasto è dietetico con il condimento ci si può sbizzarrire: Maurizio Capodicasa ha regalato ai lettori di Affari un accenno delle sue 400 proposte culinarie: partendo dai prodotti di stagione fino a finire ad abbinamenti come pera e gorgonzola, guanciale e pecorino, magari con l’aggiunta di un po’ di miele d’acacia, parmigiana al pesto e mozzarella di bufala.
Per chi ha già l’acquolina il consiglio è di prenotare un posto al tavola: il giorno di queste riprese per la pinsa alla carbonara c’era la fila.
