In queste pagine il magistrato (una donna, segno dei tempi, anche nella lotta alla criminalità), basandosi su un’inchiesta di straordinaria precisione e meticolosità portata avanti per mesi, tra appostamenti e intercettazioni, controlli bancari e interrogatori di pentiti, dai bravissimi Ros dei carabinieri, avvia il più grande blitz della storia della criminalità organizzata a Roma… di Angelo Maria Perrino
LA PREFAZIONE: Neanche una goccia di sangue o un colpo di pistola. Solo tanti piccoli appalti che, sommati l’uno all’altro, disegnano un ladrocinio stimato in circa 250 milioni di euro. E tutto in tre, massimo quattro anni. Giusto il tempo necessario alla Destra Romana dei fascisti, dei neofascisti e dei neopapponi di mettere le mani sulla città.. di Fabio Carosi
MAFIA CAPITALE: IL DIRITTO DOVERE DI UN GIORNALE
di Angelo Maria Perrino
Operando quotidianamente nella cronaca giudiziaria, Affaritaliani.it, come già fatto in passato con casi legali di analoga rilevanza sociale e politica, fornisce ai suoi lettori un documento esclusivo di eccezionale tempestività: un instant book sui clamorosi, raccapriccianti fatti di Roma, al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica italiana e internazionale.
L’ebook contiene di nostro una ricca premessa, una sorta di introduzione del nostro responsabile della redazione romana Fabio Carosi, che conosce e descrive da anni la vita della capitale. E poi lascia parlare senza filtri, tagli, censure o cesure il documento integrale ed esclusivo, più di mille pagine, scritto dal giudice delle indagini preliminari Flavia Costantini e chiamato in gergo Ordinanza di applicazione di misure cautelari.
In queste pagine il magistrato (una donna, segno dei tempi, anche nella lotta alla criminalità), basandosi su un’inchiesta di straordinaria precisione e meticolosità portata avanti per mesi, tra appostamenti e intercettazioni, controlli bancari e interrogatori di pentiti, dai bravissimi Ros dei carabinieri, avvia il più grande blitz della storia della criminalità organizzata a Roma.
Mafia Capitale la chiamano appunto gli inquirenti. E anche noi abbiamo chiamato così il nostro ebook.
E’ un testo che, pur nel suo inevitabile tecnicismo, è scritto in modo piano e comprensibile anche al pubblico dei non addetti ai lavori. E aiuta a capire come fosse strutturato questo intreccio tra affari, politica e mondo dell’economia che aveva stretto la vita pubblica romana in una morsa criminale. Indica nomi di protagonisti e comprimari, ne svela i collegamenti, ne rivela gli affari illeciti. Arrivando a toccare tanti palazzi e lambendo il grande Palazzo della politica.
Una piovra tentacolare – ben riassunta nell’immagine di Forattini realizzata per il libro – che influenzava appalti e nomine, investimenti pubblici e privati, carriere politiche e successi criminali.
L’inchiesta è appena agli inizi. E solo i tre gradi di processo consentiranno di assegnare definitivamente le colpe ai singoli soggetti coinvolti. La nostra pertanto non è una sentenza di condanna. Sappiamo che su queste basi un giudice ha proceduto a elevare imputazioni gravissime e a effettuare perquisizioni e arresti. E, come si evince dalla lettura delle carte, su basi investigative piuttosto solide. Quanto basta per giustificare il nostro diritto-dovere di cronaca. Buona lettura
LA PREFAZIONE
di Fabio Carosi
Neanche una goccia di sangue o un colpo di pistola. Solo tanti piccoli appalti che, sommati l’uno all’altro, disegnano un ladrocinio stimato in circa 250 milioni di euro. E tutto in tre, massimo quattro anni. Giusto il tempo necessario alla Destra Romana dei fascisti, dei neofascisti e dei neopapponi di mettere le mani sulla città.
Si sapeva che avevano fame di potere e si sapeva anche che per anni avevano studiato il sistema del Pci-Pds-Ds che governava i flussi di capitali pubblici, secondo una logica ben strutturata di gestione di ogni livello. Così, quando hanno conquistato il Campidoglio festeggiando col saluto fascista in piazza del Popolo, si sono messi al lavoro. E come primo atto hanno deciso di rispolverare la “fame di sinistra”, chiamando a corte alcuni dei giullari del nuovo Pd.
L’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere 37 persone e ne ha raggiunte 100 come “indagati” è come un film estratto da anni di lavoro della Procura e dei carabinieri del Reparto Operativo Speciale. Nomi, riferimenti, relazioni, telefonate, boss che rispuntano dal passato e nuovi emergenti “incensurati” sono i capi di una cupoletta che si è spartita la città con la criminalità tradizionale.
Il clan camorrista che fa capo a Michele Senese si occupa di cocaina, eroina e “fumo”; i Casamonica lavorano indisturbati nel settore dell’usura e del riciclaggio; le rapine le fanno gli albanesi, mentre Ernesto Diotallevi, nostalgico della Banda della Magliana, ha promosso a boss “pulito” Giovanni De Carlo. E qui entra in gioco “il Guercio”, al secolo Massimo Carminati. Con un occhio in meno ha la vista lunga e organizza lui il cartello che porterà al nuovo “Sacco di Roma”. Carminati si muove agilmente come il “Freddo” del film e sa bene che per arrivare al denaro occorre la politica e la tranquillità. E’ lui il garante del patto con il quale Roma è divisa come le fette di una torta: a lui e ai giovani camerati che un tempo militavano nel Fuan, spetta la fetta degli appalti.
D’altronde gli amici ci sono. A partire da Riccardo Mancini e dalla serie di neo-fascisti che Gianni Alemanno ha praticamente infilato in ogni azienda pubblica. Il sodalizio ha due obiettivi principali: gli appalti dell’Ama, seconda azienda occupata e saccheggiata, e quel meraviglioso mondo del “sociale” dove alle coop rosse, si sostituiscono quelle di matrice “nera”. Quindi le mani su tutti gli appalti che servono per gestire le emergenze degli immigrati, dei profughi e dei campi rom: un buco dove il sindaco e il Governo amico gettano milioni di euro, con un piano straordinario dietro l’altro. La fame di soldi è tanta che persino la raccolta delle foglie dei platani è l’occasione per “alzà dù sordi”.
D’altronde Roma è sempre stata una puttana che apre le gambe a chi comanda e la regola l’hanno imparata anche i nuovi gruppi emergenti che nelle scuole hanno studiato poco ma hanno imparato tutto in mezzo alla strada. Elaborano persino il teorema del “mondo di mezzo” che sta tra i vivi che comandano e quelli che subiscono e che quindi sono morti viventi.
La lettura delle 1200 pagine vergate e firmate dal giudice delle indagini preliminari, la dottoressa Flavia Costantini, contiene una vicenda che getta Roma nello sconforto. Perché non basta cacciare Alemanno per chiudere col passato; i “fascio mafiosi” puntano a condizionare anche la Giunta Marino, approfittando dei contatti del passato. E non importa ai mafiosi l’origine politica: ciò che conta è la loro duttilità e la capacità di influenzare le decisioni dell’amministrazione, sino al punto di farsi garanti del pagamento delle fatture.
Il best seller scritto involontariamente dalla Procura è diviso in capitoli e dà un quadro esaustivo di attori e comparse in ginocchio davanti alla città puttana. Al vertice, come detto, c’è Massimo Carminati, il suo passato e lo slogan che sintetizza la filosofia del gruppo: “… Perché tanto ..NELLA STRADA… glielo devi dire… aaa come ti chiami?… COMANDIAMO SEMPRE NOI…. non comanderà mai uno come te nella strada.. NELLA STRADA TU C’AVRAI SEMPRE BISOGNO”.
In strada, appunto, ci sono personaggi come Riccardo Brigia che si occupa di recupero crediti e di intimidazioni. E’ il braccio operativo che ha dalla sua parte anche la gestione della cassa.
Il terzo capitolo è un vero manuale di “economia mafiosa” e definisce i “servizi” offerti dal sodalizio e i “vantaggi”. Ma è il Capitolo IV quello in cui il pm entra nel merito del ladrocinio. Qui, uno ad uno, sono elencati i ruoli di ciascun affiliato e le operazioni con le quali “drogavano ” aste e appalti a loro vantaggio.
Lo scenario è inquietante. Tra nomadi, Ama, raccolta differenziata, maltempo e persino la manutenzione delle ville storiche della città, i “fascio mafiosi” si sono arricchiti, distribuendo parte della “bella vita” a tutti i sodali: gli imprenditori lavoravano anche se con margini ridotti; i politici collusi ricevevano soldi per le campagne elettorali e chi comandava nella pubblica amministrazione si vedeva garantito posto e potere. E se non basta Roma, allungano i tentacoli in provincia dove possono permettersi pure la nomina di un sindaco.
Se Carminati era il “puparo”, il vero genio del “male” è Salvatore Buzzi. Scrive il Gip: “Condannato agli inizi degli anni ‘80 per omicidio doloso, viene scarcerato l’1.04.1991 e sottoposto alla libertà vigilata fino al 13.07.1992. Durante la sua detenzione, inizia a progettare la creazione di cooperative sociali per l’inserimento dei detenuti e delle persone socialmente svantaggiate nel mondo del lavoro, anche attraverso la stipula di convenzioni con il Comune di Roma per la gestione del verde pubblico in alcune aree della città”. Ed è lui che inventa il gruppo di onlus sociali che arriverà a fatturare 60 milioni di euro. Sarà lui poi a gestire un giro impressionante di false fatturazioni tra società compiacenti che permetteranno di creare i fondi neri.
Parte di questi sarebbero finiti alla Fondazione di Alemanno, molti direttamente nelle tasche dei collusi compiacenti. Il resto nella cassa dei briganti. Si parla anche di chi avrebbe chiesto 120mila euro per guidare una gara e poi si è accontentato di una mancetta da 10 euro. D’altronde è il prezzo della politica e di una casa di lusso con un semplice stipendio da politico di mezza tacca.

