Dopo 45 giorni di esilio dorato nella sua villa sull’arenile di Sabaudia l’ex amministratore delegato dell’Ente Eur Spa Riccardo Macini è tornato in libertà. Lo ha deciso il Giudice per le indagini preliminari Stefano Aprile, accogliendo un’istanza dei legali del manager, gli avvocati Pierpaolo Dell’Anno e Luciano Moneta Caglio.

Secondo il giudice, infatti, “risultano essere fortemente attenuate le esigenze cautelari descritte nel provvedimento applicativo della misura poiché sono cessate le opportunità di interazione con gli ambienti ed i settori che avevano consentito, favorito e comunque reso possibili i fatti per cui si procede”. Arrestato il 25 marzo scorso con l’accusa di corruzione, l’ex reuccio del laurentino era costretto dal dieci maggio ai domiciliari nella sua villa al mare.
Contro la scarcerazione si erano posti i due pubblici ministeri Paolo Ielo e Giuseppe Cascini. Su Mancini infatti si attende il pronunciamento del Giudice per l’udienza preliminare prevista per il 16 luglio: il gup Tiziana Coccoluto dovrà infatti decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dagli stessi magistrati per un’inchiesta stralcio di quella principale: il procedimento è quello che vede imputati Mancini e Patrizio Monaco, dirigente Ati, aggiudicataria dei lavori del “Corridoio Laurentino”. I due sono accusati di tentata estorsione per avere minacciato Alessandro Filabozzi, manager di un consorzio di trasporti, al fine di indurlo a rinunciare alla presentazione di un ricorso al Tar contro l’aggiudicazione dell’appalto da parte dell’Ati. In caso di impugnazione, secondo quanto riferito dal manager, il consorzio sarebbe stato escluso “da ogni successivo lavoro sul territorio comunale”.
Manicini finì sotto accusa per una presunta tangente da 600mila euro che avrebbe intascato dalla Breda Menarini, società del gruppo Finmeccanica, tramite l’ex amministratore delegato Roberto Ceraudo, per assicurarsi la fornitura di 40 filobus alla società Roma Metropolitane.
