Il Movimento 17 ottobre cambia strategia: appuntamenti segreti, tre cortei e destinazione comunicata all’ultimo minuto. A Roma la protesta diventa una caccia al tesoro. Ma senza dobloni e pietre preziose
C’erano una volta le rivoluzioni organizzate. Si stampavano manifesti, si convocavano assemblee, si stabilivano percorsi. Roba da dilettanti. Il Movimento 17 ottobre ha inventato la protesta a gatto selvaggio, un incrocio tra una guerriglia urbana, una caccia al tesoro e un appuntamento con l’idraulico: sai che arriva sabato, ma non hai idea di dove si presenterà. E soprattutto speri che non faccia danni.
L’ultima trovata arriva direttamente dai social: cancellati i luoghi precedentemente annunciati per domani. Scorribanda annullata e tutti a casa a giocare alla Playstation? Macché. Tutti in strada, ma con l’effetto sorpresa. Il programma è degno di un episodio di Mission: Impossible, girato però con il budget di uno z-movie.
Tre piazze, una destinazione e nessuno spoiler
Il piano prevede che alle 14.30 vengano comunicati tre punti di concentramento per ciascuna città. Alle 15.30 sarà svelata la destinazione finale. Tre cortei che confluiranno in un unico luogo. Una specie di gioco delle tre carte, soltanto che stavolta sotto il bicchiere potrebbe esserci un blindato. Chi partecipa dovrà consultare continuamente lo smartphone. Una rivoluzione con le notifiche attivate, il GPS acceso e possibilmente un power bank. Perché perdere la carica della batteria potrebbe significare perdere anche la rivoluzione.
Il tutto condito da una dichiarazione di guerra verbale alle forze dell’ordine: «Non ci hanno fermato le leggi, non ci fermeranno i blindati». Manca soltanto la voce registrata che annuncia: Questo messaggio si autodistruggerà tra cinque secondi.
Roma, il Circo Massimo e la protesta con destinazione misteriosa
Nella Capitale era stato indicato inizialmente il Circo Massimo, mentre la Questura è già impegnata a gestire altre manifestazioni programmate. Adesso anche l’appuntamento romano entra nel grande frullatore dell’imprevedibilità. Il paradosso è che nessuno sa esattamente dove si andrà a finire. Né chi deve controllare le piazze, né i commercianti preoccupati, né probabilmente buona parte degli aspiranti rivoluzionari. Naturalmente manifestare è un sacrosanto diritto costituzionale. Devastare una città no. E sarebbe opportuno non confondere chi protesta pacificamente contro il carovita con chi considera una vetrina il bersaglio di una personale rivoluzione.
Intanto, dopo gli scontri di Milano, il nuovo movimento punta tutto sull’effetto sorpresa. Il risultato è un sabato trasformato in un gigantesco reality urbano, con eliminazioni, colpi di scena e una domanda che aleggia su ogni incrocio: dove diavolo stanno andando? Una volta i rivoluzionari volevano cambiare il mondo. Questi, per cominciare, cambiano piazza. E se la rivoluzione dovesse fallire, potranno sempre riciclare il format per organizzare addii al celibato. La destinazione è segreta, il finale imprevedibile e qualcuno rischia comunque di finire in Questura.
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