di Fabio Carosi
Chi pensa che sia un problema di spoil system si sbaglia di grosso. Perché il sindaco di Roma e da lontano il presidente della Regione brigano per il ricambio ai vertici della Camera di Comercio? Risposta semplice: perché il Comune di Roma non ha un euro in cassa e spera di salvarsi dalla bancarotta con l’aiuto del Governo e il decreto “SalvaRoma” da 500 milioni, mentre nella cassaforte delle imprese di Roma i soldi ci sono. E fanno gola.
Come accaduto per i Fori Imperiali, la cui festa rovinata dalla monnezza di Falcognana è stata pagata per buona parte dalla Camera di Commercio, ogni progetto necessita di uno sponsor. E sino ad oggi è stata sempre la Camera a sostenere e finanziare concerti ed eventi che danno lustro alla città. Lo aveva capito Gianni Alemanno che spesso bussava in via de’ Burrò come se fosse un bancomat e Ignazio Marino non ci ha messo molto per capire che senza soldi la città è condannata alla tristezza.
Così è nata la guerra. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, che ha raccolto le confidenze di uno dei bene informati del Campidoglio, tutte le manovre intorno alla poltrona di Giancarlo Cremonesi avrebbero come unico obiettivo quello di piazzare un fedelissimo al suo posto. La vicenda della staffetta che prevedeva un cambio al vertice concordato, sarebbe solo baruffa politica per fare pressioni.
Ma l’apparente bufera avrebbe però avuto effetti alcuni effetti collaterali. Scontata l’irresistibile voglia di poltrona del direttore Cna, e Numero 2 di Camera di Commercio, Lorenzo Tagliavanti, ormai dedito alla collezione di incarichi, l’onda anomala della battaglia delle piccole imprese rischia di far saltare la Federlazio. Una volta potentissima associazione delle piccole e medie imprese, la Federlazio è alle prese con una crisi profonda che ha fatto diminuire gli iscritti e le quote associative, lasciando le casse agli sgoccioli. Non solo. Il vero problema è politico. Accreditato come vicino alla giunta Alemanno, il presidente Maurizio Flammini è il portavoce del raggruppamento di imprese che sta tentando di far saltare Cremonesi. Solo che la manovra a tenaglia non piace a molti degli iscritti che meditano di uscire una volta per tutte da un sindacato la cui attività si limita da tempo alla gestione delle crisi. I fasti di un tempo, frutto di grande rappresentanza e di progettualità non ci sono più e la mossa di Flammini per spingere Tagliavanti non piace a molti. Troppa politica e poca impresa.
Il secondo effetto collaterale che ha suscitato il finto spoil system è quello di irritare l’imprenditore di Roma per eccellenza, Francesco Gaetano Caltagirone. La pressione contro Cremonesi è arrivata anche in Acea, mascherata con la lettera di Marino al Cda, per la vicenda risibile del call center e delle bollette pazze. Certo, il problema delle cifre astronomiche che ogni tanto arrivano in casa dei romani c’è, ma non ha una valenza tale da richiedere l’intervento diretto del sindaco. E quindi al problema bollette si è aggiunto anche il fumogeno dell’etica di impresa e della responsabilità dell’azienda nei confronti dei cittadini, veri azionisti attraverso il Comune della società quotata in borsa. Ultima “bomba”, l’ipotesi di sostituzione di due consiglieri di amministrazione, tanto per mandare un messaggio di richiesta di discontinuità.
E’ evidente che la cortina fumogena intorno a piazzale Ostiense non è piaciuta né a Caltagirone, né ai soci francesi. L’affondo del sindaco rischia di creare problemi al titolo ed è considerato anche un affronto diretto, un tentativo di scardinare un equilibrio che sino ad ora ha lasciato margini ad Acea e importanti entrate al Comune. A spingere il primo cittadino al “rischio Caltagirone” è stata anche la folta rappresentanza politica che ha messo radici salde in Campidoglio. Freddo il Pd, la lettera inviata alla società ha acceso gli entusiasmi dell’ala estrema da sempre in lotta per la pubblicazione dell’acqua e per il rispetto del referendum. Con un colpo solo il sindaco è riuscito a raccogliere gli applausi di Sel e a dichiarare guerra all’imprenditore e al business dell’acqua. Per sapere come andrà a finire, basta tenere a mente che l’ingegner Caltagirone è uno che difficilmente dimentica e al momento opportuno regola i conti. Per ora il Cda di Acea risponde con due nuovi manager.

