Il fuoriclasse francese inciampa in un meme sul leader comunista. Gli sponsor scappano e Pechino difende l’onore nazionale
Kylian Mbappé è abituato a seminare difensori. Stavolta, però, è stato dribblato da un signore morto nel 1976: Mao Zedong. Al fuoriclasse del Real Madrid è bastato apparire in un video nel quale scherza su un fotomontaggio che lo ritrae nei panni del Grande Timoniere per provocare un terremoto commerciale in Cina. Una battuta e gli sponsor hanno imboccato l’uscita di sicurezza. Altro che contropiede: fuga collettiva!
Il Libretto Rosso diventa un cartellino rosso
Nel filmato circolato sui social, Mbappé cita fra i meme più divertenti quello che sovrappone la sua faccia a un personaggio che definisce «un dittatore cinese». Il riferimento sembra essere Mao. L’autenticità della clip non è stata ancora verificata indipendentemente dall’AFP. Ma il dubbio non ha rallentato le reazioni: prima si stracciano i contratti, poi eventualmente si discute del video.
Dongpeng, gigante delle bevande, ha chiuso la collaborazione invocando la tolleranza zero verso le offese ai sentimenti nazionali. Stessa decisione del gruppo lattiero-caseario Mengniu. Secondo Associated Press, anche Milkground, produttore di formaggi, ha annunciato la rottura. In pratica, Mbappé è passato dall’essere testimonial di bibite, latte e formaggi a diventare un prodotto da ritirare dagli scaffali!
Pechino difende i sentimenti del popolo
La vicenda ha raggiunto persino il ministero degli Esteri cinese, dove il portavoce Guo Jiakun ha richiamato il rifiuto collettivo verso chi ferisce i sentimenti del popolo. Un’espressione solenne, quasi poetica, per un caso nato da una faccia incollata su un’altra faccia.
Sui social cinesi sono esplosi gli appelli al boicottaggio. Al giorno d’oggi si può trasformare un calciatore in una macchina pubblicitaria internazionale, ma guai se diventa protagonista di una barzelletta storica. Mao, che guidò campagne politiche dalle conseguenze drammatiche, esercita ancora un potere sorprendente: far tremare i contratti di sponsorizzazione mezzo secolo dopo la morte.
Il calcio miliardario scopre il senso dell’umorismo a pagamento
Il caso racconta quanto sia fragile l’equilibrio tra notorietà, affari e politica. In campo Mbappé può permettersi di sbagliare un rigore. Sul mercato cinese rischia di non potersi permettere nemmeno un meme. La morale finale? Quando ci sono milioni in ballo, il calcio è uno sport libero. Purché nessuno tocchi il Grande Timoniere. E possibilmente neppure la bottiglietta dello sponsor.
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