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Meglio matrimoni e adozioni che il governo dei problemi

E’ un flop inaspettato, probabilmente. Ma la giornata di ieri, per Zingaretti e Marino, deve essere stata davvero pessima. E credo che si siano sentite sonore lavate di capo tra Regione Lazio e Campidoglio per i sondaggi riguardanti i capi delle due amministrazioni: meno sette punti in sette mesi per il sindaco di Roma; addirittura penultima posizione per il governatore.
I dati sono dell’Ipr, non di Casapound. Vanno male perché parlano d’altro rispetto ai temi reali. Pensate Ignazio Marino, con il caos provocato ai piedi del Colosseo e la balzana idea della pedonalizzazione dei Fori. E poi, diciamola tutta: l’inconcludenza del sindaco è sbattuta sui giornali dal partito democratico ogni mattina.
In città – la Capitale! – non c’è traccia di governo. Ma la sorpresa è quella che si avverte in Regione, dove da parte di tutti c’è un riconoscimento di serietà verso Zingaretti. Meglio ancora: se quando si parla di Marino le dita della mano corrono immediatamente a ticchettare sulla tempia, con Zingaretti no. Perché, tutto sommato, gli si da’ atto di possedere una cultura politica capace di ragionare sui problemi del territorio. Ma – anche se i suoi si offendono a parlarne, come se l’opposizione dovesse sperticarsi in applausi persino quando i sondaggi indicano pollice verso – la realtà è quella che è, assolutamente insufficiente ad affrontare e risolvere i problemi esistenti. E la tiritera dell’eredità non basta a catturare consenso, perché la gente si è stufata delle colpe altrui.
Il presidente della Regione si illude se pensa che bastino i plauditores del listino, quelli che col sombrero in aula magnificano ogni giorno le sue gesta, per rendere soddisfatta la popolazione del Lazio. Lui, politico a tutto tondo, ha scelto la strada tecnica e ci sta andando a sbattere. I numeri: la maggioranza – Zingaretti compreso – ha 29 consiglieri contro i 22 delle opposizioni. Se aggiungiamo i dieci assessori fanno 39 in tutto. Di questi, 20 non hanno preso un voto. Né i dieci assessori – tutti esterni al consiglio – né, ovviamente, i dieci del listino bloccato. E che ne sanno, costoro, se gli chiedono nel territorio dove stanno le promesse case della salute? Che cosa possono rispondere, essi, ai pendolari del trasporto? Come spiegheranno l’inchiesta sui rifiuti che si abbatte principalmente sul centrosinistra di prima, quello di Marrazzo, non più idolatrato…?
Già, è meglio discettare di matrimoni e adozione gay e di immigrati che devono sempre arrivare prima degli italiani. Sociale e lavoro non fanno più per questa sinistra. La cambiale si paga. E non vi lamentate se il territorio non trova risposte decenti. Accade anche perché chi dovrebbe andarci, nei territori, non sa nemmeno da che parte cominciare… Zingaretti aveva promesso di cambiare tutto. Che aspetta?

Francesco Storace, consigliere regionale La Destra