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Minacce per rinunciare all’appalto. Chiesto rinvio a giudizio per Mancini

Già sotto processo per la presunta tangente da 600mila euro che sarebbe stata versata da Breda Menarini, l’ex amministratore delegato di Eur Spa è stato raggiunto da una nuova doccia fredda. I processi rischiano infatti di moltiplicarsi: i pubblici ministero Paolo Ielo e Giuseppe Cascini hanno infatti chiesto l’apertura di un nuovo processo per lui e per Patrizio Monaco, dirigente Ati, aggiudicataria dei lavori del “Corridoio Laurentino”, accusati di tentata estorsione ai danni di un manager di una ditta concorrente

Era il reuccio del Laurentino. Un imprenditore del settore navale prestato alla politica, animatore della macchina elettorale del ex sindaco Gianni Alemanno nonché ex amministratore delegato di Eur Spa. Riccardo Mancini si era dimesso da tutti i suoi incarichi a gennaio quando esplose lo scandalo del corridoio della mobilità di Tor Pagnotta. Scarcerato a maggio scorso per domiciliari balneari a Sabaudia, è stato raggiunto nel suo buon ritiro pontino dall’ennesima doccia fredda: i processi rischiano infatti di moltiplicarsi.

filobus rendering

I Pubblici Ministero Paolo Ielo e Giuseppe Cascini hanno infatti chiesto il rinvio a giudizio per lui e per Patrizio Monaco, dirigente Ati, aggiudicataria dei lavori del “Corridoio Laurentino”. L’indagine è uno stralcio di quella principale, ovvero quello sulla presunta tangente da 600mila euro che sarebbe stata versata da Breda Menarini, società del gruppo Finmeccanica, tramite l’ex amministratore delegato Roberto Ceraudo, per assicurarsi la fornitura di 40 filobus alla società Roma Metropolitane.
Nell’inchiesta per la quale è stato chiesto il rinvio a giudizio, Mancini e Monaco sono accusati di tentata estorsione ai danni di Alessandro Filabozzi, responsabile del Consorzio Cooperative Costruzioni dell’Italia Centrale. Filabozzi ha sostenuto infatti davanti ai giudici di essere stato danneggiato nell’aggiudicazione dell’appalto Eur-Torpagnotta indetto da Roma Metropolitane Spa.
Secondo la ricostruzione del manager nel giugno 2008, ovvero oltre un mese dopo la chiusura del bando e all’atto della salita al Campidoglio di Alemanno, l’assessore alla mobilità chiese una sospensione della gara. Ma all’apertura delle buste l’appalto fu affidato alla “De SanctisMonaco” che aveva presentato un ribasso lastminute fuori mercato. Filabozzi si arrabbia, chiede di poter vedere gli atti, vuole fare ricorso, ma riceve una telefonata da Furio Monaco, titolare di una delle aziende dell’Ati vincitrice: “Mi suggerì di non presentare ricorso e mi invitò a una colazione di lavoro per discutere con Mancini, espressione della nuova amministrazione”. A quell’appuntamento si fa risalire la minaccia che ora inguaia l’ex ad di Roma Spa. Riccardo Mancini avrebbe infatti detto “che se avessimo fatto ricorso al Tar ci avrebbe impedito la materiale esecuzione del lavoro e avrebbe escluso il nostro gruppo da ogni successivo lavoro sul territorio comunale”.
Ora ai giudici spetta di accogliere o rigettare l’istanza della procura. Sulla richiesta si pronuncerà il 16 luglio prossimo il Giudice per l’udienza preliminare Tiziana Coccoluto.