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“Nessuno creda di avere la vittoria in tasca. Il lavoro è il vero tema. La nostra ricetta”

L’INTERVENTO. Giovanni Azzaro, coordinatore del Centro Democratico, sceglie Affaritaliani.it per fare il punto sul ballottaggio. “Il successo di Marino al primo turno perché è stato percepito prima come professionista moderato e ragionevole; Alemanno invece ha giocato in difesa, evidenziando i risultati ottenuti in cinque anni di cui si sono accorti in pochi…”

di Giovanni Azzaro *

Il metodo proposto da Marchini per il ballottaggio che è quello di anteporre la definizione delle cose da fare agli schieramenti, ed individuare da subito assessori di alto profilo che possano realizzarle è convincente e lo accogliamo senza riserve. Infatti come ha detto giorni fa Giuseppe Roma Direttore del Censis viviamo una politica “a fisarmonica”. Egli ha ragione: la gente sceglie di far crescere o diminuire le singole offerte politiche principalmente rispetto all’attendibilità dei progetti proposti, alla credibilità di chi li presenta ma soprattutto alle immediate ricadute positive o negative sulla propria vita quotidiana. I flussi elettorali sono sempre più imprevedibili ed il voto di “appartenenza” politica-ideologica  lascia sempre più  il campo a quello finalizzato a obiettivi concreti effettivamente realizzabili.
Infatti il successo di Marino al primo turno è dovuto, a mio avviso, dal fatto che è stato percepito prima che leader di una coalizione vincente come un professionista moderato e ragionevole in grado di assicurare a Roma Capitale una operatività positiva e trasparente. Egli infatti ha posto temi importanti in campagna elettorale come la sicurezza, la legalità e lo sviluppo di nuovi settori strategici come la cultura, il turismo e la ricerca che hanno attirato gran parte dell’elettorato moderato. Altri temi come il lavoro hanno interessato invece molti giovani che vivono in quelle periferie nelle quali, come ha recentemente rimarcato Papa Francesco “si capisce meglio la realtà”. Alemanno invece ha giocato in difesa: evidenziando i risultati ottenuti in 5 anni, di cui per la verità si sono accorti in pochi privilegiati. Troppo pochi. Da qui l’astensionismo di molti elettori di centro-destra.

marino alemanno


Ora siamo al ballottaggio: ed è innanzitutto importante che nessuno creda di avere la vittoria in tasca come è accaduto alle politiche. La fisarmonica potrebbe ancora sgonfiarsi, l’astensionismo aumentare o mutare di colore e la musica cambiare. Da cosa dipende la vittoria finale? Dalla percezione della reale posta in gioco cioè dalla speranza che la politica serva ancora a qualcosa e non solo tristemente a qualcuno. Maggiori quindi saranno le differenze avvertite, più in questi giorni sarà dimostrato come e in quali tempi i progetti in campo potranno essere concretamente realizzati più probabile sarà il successo conclusivo.
In campo, in primo luogo, c’è il tema del lavoro giovanile e di come un grande Comune come Roma possa contribuire a creare migliaia di nuovi posti di lavoro ogni anno. Marino ha parlato di nuovi progetti da realizzare insieme alla Regione con i fondi europei Egli è stato lungimirante e soprattutto coraggioso a definire tempi ed entità del difficile obiettivo, specie quando dopo un secolo riparte anche da Roma una nuova emigrazione (non solo di cervelli ma anche di braccia) verso il nord Italia, la Germania e gli USA. Questa quindi è la prima posta in gioco di questo ballottaggio: fermare quei giovani e dar loro una prospettiva dignitosa di vita.
Centro Democratico di Roma in una prospettiva di maggiore definizione degli obiettivi da perseguire ha chiesto a Marino di impegnarsi in particolare su tre punti che considera strategici:

1. Migliaia di posti di lavoro prodotti attraverso l’efficienza energetica degli edifici pubblici a Roma
Il primo segmento riguarda un programma di efficienza e risparmio energetico degli edifici scolastici di Roma connesso alla loro modernizzazione e messa in sicurezza in linea con la direttiva europea 2006/32/CE in materia di efficienza degli usi finali dell’energia e dei servizi energetici. E’ un progetto “cantierabile” già approvato dall’ Unità Tecnica Finanza di Progetto – CIPE presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri alla fine del 2007, e suo tempo dichiarato finanziabile dalla Banca Europea di Investimenti – BEI. Esso, caduto il Governo Prodi, fu  frettolosamente accantonato dal successivo Governo Berlusconi. L’idea allora elaborata dal Ministero dello Sviluppo Economico e da quello della Pubblica Istruzione è quella di utilizzare le enormi risorse derivanti dai risparmi energetici – 40% del totale degli attuali consumi – e dagli incentivi della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili generata nelle 1700 scuole di Roma per realizzare la definitiva messa in sicurezza dei luoghi dove trascorrono gran parte della giornata i nostri figli da 0 a 18 anni. L’operazione di efficientamento energetico degli istituti scolastici creerà un volano economico straordinario in grado di produrre, a costo zero per l’amministrazione comunale, migliaia di posti di lavoro oltre a coinvolgere centinaia di migliaia di studenti con le loro famiglie in un programma informativo, formativo ed educativo allo Sviluppo Sostenibile.

2. Modernizzazione della governance della Capitale e semplificazione burocratica.
La governance di Roma dovrà essere allineata a quella delle grandi città europee. Un territorio di 1200 kmq con 3 milioni di residenti non può essere governato come un qualsiasi comune italiano. Così come i nuovi mega-municipi con le sole funzioni delegate non possono amministrare città grandi come Firenze. Da venti anni non sono stati ancora definiti i confini della nuova Città Metropolitana, ente già previsto dalla Costituzione. Il Comune di Roma dovrà trasformarsi in Città Metropolitana ottenendo i nuovi poteri già riconosciuti e i Municipi dovranno diventare comuni metropolitani.

3. Il tema della sicurezza di bambini, adolescenti, donne e anziani.
In una città in cui si registrano fino a tre omicidi al giorno di persone incensurate e un numero esponenziale di fatti di sangue dentro le mura domestiche la questione sicurezza non può essere lasciato alle sole forze dell’ordine. Essa deve coinvolgere l’intera comunità cittadina in una gigantesca opera sia di prevenzione ma anche di vera e propria riedificazione culturale dei suoi stili di vita. La vera sfida per la futura amministrazione capitolina sta proprio dove ha fallito quella uscente. Consiste cioè nel promuovere e realizzare la tenuta sociale nei variegati ambienti di vita che prosciughi l’humus in cui vegetano piccole e grandi illegalità quotidiane, poteri mafiosi e la crescente microcriminalità diffusa. L’obiettivo concreto è quello di creare e/o utilizzare strutture territoriali  in cui vengano messe in rete comitati di quartiere, associazioni di volontariato, parrocchie, istituzioni educative e scolastiche e sindacato per realizzare un maggiore controllo del territorio. C’è ad esempio il modello dei Comitati Intercondominiali di Brancaccio che ha inciso al tal punto sul territorio da costare la vita ad un prete coraggioso come don Pino Puglisi e l’ergastolo a molti mafiosi palermitani. Esso potrebbe forse rappresentare l’embrione di un modello da creare in alcuni quartieri della Roma violenta. Questo come altri contributi a pochi giorni dal voto credo sia il mezzo più efficace per battere il vero nemico della democrazia: l’astensionismo. E restituire alla città una reale possibilità di cambiamento.

* Giovanni Azzaro, coordinatore di Centro Democratico