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Roma

di Claudio Roma

“Violato il principio del giusto procedimento e quello della giusta istruttoria”. Sono queste le motivazioni con le quali il Tar del Lazio ha congelato l'allontanamento dal campo nomadi di due rom proprietari di un tesoretto stimato dalla Guardia di Finanza in oltre 100 mila euro. Secondo i giudici, insomma, il Comune di Roma, preso dalla fretta di dare un segnale, avrebbe trascurato l'iter amministrativo, concentrandosi più sulla “lezione” che sul diritto, senza istruire adeguatamente gli atti. Da qui il ricorso del signor Nicolò Paoletti, la sospensiva del Tar e il successivo ricorso che l'Avvocatura comunale sta per presentare.
Il giorno dopo l'ennesima bocciatura del piano nomadi, nel centrodestra è il momento dell'ira. Il consigliere Fabrizio Santori lancia una provocazione choc: “Resto esterrefatto dalla sentenza del Tar del Lazio che blocca l'allontanamento di due nomadi benestanti con un reddito superiore ai 100mila euro. Credo che la miglior soluzione resti quella di portarli sotto casa dei giudici amministrativi al fine di fargli comprendere cosa patiscono i cittadini romani nel sentirsi sbeffeggiati da chi vive alle loro spalle con macchine di lusso e antenne paraboliche. In questo modo eviteremmo ulteriori inutili impasse burocratiche che non fanno altro che esasperare la già provata pazienza dei cittadini romani nei riguardi della questione rom”.


Federico Rocca va oltre e immagina una sorta di “cupola” che protegge il sistema: "La sentenza del Tar evidenzia una volta per tutte in quale situazione siamo stati costretti a lavorare in questi 5 anni. Ogni volta che abbiamo tentato di intraprendere delle iniziative ci hanno messo i bastoni tra le ruote. Evidentemente a qualcuno fa comodo che tutto rimanga così, ma sicuramente non ai romani e a noi. Con grande fatica abbiamo cercato di intervenire su una situazione che era degenerata prima del 2008. Non si conosceva il numero dei nomadi presenti sul territorio, c'erano solo 7 tra campi tollerati e attrezzati tutto il resto era abusivo, parliamo di circa 120 insediamenti”.
Aggiunge il consigliere: “Da subito  abbiamo evidenziato che servivano delle norme mirate per affrontare il problema, erroneamente qualcuno ha perso tempo nell'appellarsi alla direttiva 38 dell'Unione Europea, la quale detta delle regole ma poi ha un vuoto normativo poiché non indica chiaramente cosa si può fare per chi non risponde a determinati requisiti. In questi 5 anni ho indicato questa strada, chiesto modifiche, proposto emendamenti agli atti portati in Consiglio e ho fatto approvare una mozione per un accordo con la Guardia di Finanza per gli accertamenti patrimoniali e fiscali per chi risiede nei campi e usufruisce dell’assistenza di Roma Capitale. La mancanza di tutte questi elementi e certe sentenze dimostrano che le amministrazioni hanno le armi spuntante per arginare il fenomeno, i nomadi lo sanno e si servono di tutto ciò poiché gioca a loro favore grazie anche alla complicità di chi ancora difende la situazione".

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